“Il Principe della nebbia” di Carlos Ruiz Zafon

Inizio dal primo romanzo in assoluto scritto da Zafon, ovvero Il principe della nebbia. E’ stato un regalo di un’amica cara e senza di lei non lo avrei mai letto, quindi un ringraziamento gigante le è dovuto! L’autore ha descritto quest’opera, e le altre due appartenenti alla Trilogia, come pensate per un pubblico giovane; in seguito però sono state inserite anche nella letteratura adulta poiché molti spunti e riflessioni si addicono anche ad una mente più matura. Se controllate nelle librerie, dovreste trovare infatti questi libri sia nella narrativa adulta sia nel reparto ragazzi.

Pagine: 202

Editore: Mondadori

Lingua: italiana

Trama

La trama è molto semplice: siamo nel 1943, durante la Seconda Guerra Mondiale. Il signor Carver decide di trasferirsi con la famiglia dalla città ad un paesino sull’oceano, per essere sicuro che possano vivere lontani dagli orrori della guerra. La famiglia è composta dai signori Carver, dalla figlia maggiore Alicia, da Max e dalla piccola Irina, i quali cercano subito di sistemarsi al meglio nella nuova abitazione e di fare la conoscenza degli altri residenti del paese. La casa che ora loro occupano apparteneva un tempo ad un’altra famiglia, i Fleischmann, che se ne andarono in seguito a misteriose e tragiche circostanze. Max, grazie al suo forte spirito investigativo, capisce subito che l’atmosfera che avvolge quel luogo e il suo inquietante giardino, popolato da statue di marmo angoscianti e  realistiche, è sinistra. Ben presto lui e le sue sorelle, con l’aiuto del giovane Roland, nipote del guardiano del faro, verranno messi di fronte a scioccanti scoperte e dovranno lottare per estirpare il male che si è impadronito di quella casa e che ha causato la fine dell’esistenza felice dei Fleischmann.

Riferimenti visivi

Già dalle prime pagine, sono stata immersa completamente nella storia; mi sembrava di essere presente in ogni momento e non è assolutamente difficile immaginarsi ciò che viene descritto, dal momento che anche gli ambienti sono dettagliati. Le descrizioni però non sono un fardello, non sarete costretti a saltare le pagine, ve lo prometto! Anzi, arricchiscono ancora di più l’immagine visiva che si costruisce mentalmente. Informandomi un po’ su Zafon, ho letto che è stato anche uno sceneggiatore hollywoodiano, e credo che questo suo lato si sia fatto sentire qui. Infatti lo trovo uno scrittore molto visivo, il che lo fa perfettamente rientrare nei canoni di un autore per ragazzi, i quali hanno bisogno di molti input di questo tipo per comprendere la storia.

Figure retoriche

Altro punto ricollegabile al target di lettori giovane è la larga presenza di metafore e similitudini; nel corso delle pagine ne troviamo parecchie che spiegano stati d’animo, paesaggi e azioni, permettendo anche ad un lettore meno “vissuto” di capire perfettamente a cosa l’autore si stia riferendo. Senza contare poi che l’utilizzo di figure retoriche rende il tutto più poetico e contribuisce a creare maggiore atmosfera.

La nebbia

Ho individuato alcuni elementi ricorrenti all’interno di tutta la narrazione, che possiedono la funzione di creare un ambiente coerente e di mantenere una determinata e costante sensazione all’interno del lettore; sembra cioè di leggere qualcosa che in un passato non troppo lontano è accaduto sul serio, è verosimile in un certo senso. La prima tematica chiave è la nebbia; non per niente abbiamo proprio parlato di Trilogia della nebbia, qualche riga fa. Questa condizione atmosferica fa da filo conduttore, è la “protagonista”, tanto che penetra addirittura all’interno delle stanze della casa dei Carver quando iniziano ad accadere avvenimenti paranormali, infesta il giardino della statue inquietanti che apparentemente (o è solo un’illusione?) si muovono, nasconde gli eventuali pericoli dell’oceano al guardiano del faro… Insomma, impedisce che i misteri vedano letteralmente la luce del sole, ed è invece la compagna fedele del terribile Dottor Caine, il fantomatico Principe della nebbia, tornato per riscuotere la sua vendetta. Se ripenso a questo romanzo adesso, la prima cosa che mi viene in mente è appunto questa condizione atmosferica, tanto è citata da Zafon all’interno delle scene.

Legame con i luoghi

Altro punto su cui voglio soffermarmi è la connessione affettiva che i personaggi hanno con determinati luoghi, cosa che li rende molto più vicini a noi, al mondo reale. Chi non ha un posto preferito e sicuro in cui desidera rimanere da solo a pensare, a rilassarsi, a godersi il panorama? Ecco, anche i nostri personaggi ne hanno alcuni; per esempio Roland ha ricostruito con le sue mani una piccola casupola di legno, sulla spiaggia, che un tempo era adibita a deposito e stanza di ritrovo per i marinai di passaggio. Possiamo percepire l’affetto con cui lui parla del suo rifugio sicuro, la dedizione con la quale lo mantiene pulito e ordinato e l’entusiasmo con cui lo presenta per la prima volta  ai suoi amici. Un altro esempio è la casa del faro, abitata dal nonno di Roland; è costretto a restare diverse ore alla sua postazione di vedetta per vegliare sull’oceano, con il terrore di avvistare una barca che non si è mai cancellata dalla sua memoria, ma che è sicuro ritornerà per causare altro dolore. In questo caso le stanze al faro non danno quella sensazione di calore, di protezione, ma sembrano quasi una prigione, nella quale il nonno è costretto a restare. Allo stesso tempo però sono anche la sua vita, perché abita lì da sempre e gli oggetti che lo circondano gli riportano alla mente vecchi legami sentimentali.

Le promesse non vanno infrante

La presenza del male è giustificata dal fatto che esso è stato causato da una promessa infranta. Il signor Fleischmann aveva promesso una cosa molto preziosa al sinistro Dottor Caine, in cambio di un favore; credeva di poter venir meno alla parola data lottando nel nome dell’amore. Ma il passato ritorna sempre a noi ed è quindi doveroso rispettare i patti, non importa quanto tempo fa siano stati stipulati: una volta stretti, valgono per l’eternità. Credo che per l’autore la parola data abbia un certo valore e ho notato quindi come i mali che affliggono i personaggi siano dovuti alla negligenza di alcuni di loro considerati i “buoni” della vicenda. In questo modo non possiamo odiare completamente il cattivo della storia, poiché in fondo ne comprendiamo le ragioni.

L’infanzia

Infine, vorrei parlare anche di questa fase della crescita sulla quale Zafon si concentra. I protagonisti sono per lo più ragazzini, quindi il lettore ritrova il pensiero di un quasi adolescente e ragiona con la sua testa, ne comprende gli stati d’animo, l’imbarazzo dei primi amori e il coraggio incosciente che li contraddistingue. Ma non c’è solo questo: infatti lo scrittore analizza in particolare il momento di passaggio dalla spensieratezza fanciullesca alla dura scoperta della realtà, che sa essere crudele e spietata. Max, Alicia, Irina e Roland capiscono ben presto quanto la vita sia difficile; sembra quasi che per Zafon la felicità bambinesca sia soltanto un’effimera illusione, che prima o dopo svanisce, mostrando la crudezza del mondo “vero”. L’adulto sembra non essere mai totalmente felice. A dimostrazione di ciò, in questa Trilogia c’è sempre almeno un personaggio che perde la vita, il che magari potrebbe risultare un po’ “troppo” se consideriamo questi romanzi come libri per ragazzi. Penso che Zafon voglia disincantare i giovani lettori, dirgli che il mondo non è solo il caldo nido familiare e i giochi all’aria aperta, e che i genitori non sempre possono proteggerli dal male. I personaggi adulti infatti sono considerati sì saggi e dispensatori di lezioni di vita (lo possiamo vedere nei lunghi racconti del nonno di Roland), ma poi all’interno del romanzo hanno un ruolo marginale e non riescono a salvare i propri figli dai pericoli, che vanno affrontati da soli.

 

Ecco tutte le mie considerazioni sul primo volume; consigliatissimo, lettura scorrevole e molto piacevole, che a suo tempo mi ha fatto passare il blocco del lettore! Chi lo ha letto condivide qualcuno dei miei punti? Ha avuto modo di riflettere su altri concetti? Fatemi sapere nei commenti, se vi va!

A presto,

Bea

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