“Il Palazzo della Mezzanotte” di Carlos Ruiz Zafon

Ecco arrivato il momento di recensire il secondo capitolo della Trilogia della nebbia di Zafon.

Pagine: 299

Editore: Mondadori

Lingua: italiana

Trama

Calcutta, 1916. Una locomotiva infestata da bambini urlanti di agonia e terrore e avvolta dalle fiamme emerge improvvisamente dalla nebbia.  La stessa tenebrosa notte il tenente Peake cerca di portare in salvo due neonati in fasce, sotto una coltre di pioggia battente e inseguito da un uomo demoniaco.

Calcutta, 1932. I protagonisti sono un gruppo di ragazzi che vivono in un orfanotrofio, ovvero Ben (sul quale si incentrerà poi tutta la vicenda), Ian, Isobel, Siraj, Michael, Roshan e Seth. Stanno per compiere 16 anni ed è quindi arrivata l’ora di lasciare per sempre il caldo nido del luogo nel quale hanno vissuto fino ad allora; in aggiunta alla tristezza che provano al pensiero di separarsi gli uni dagli altri, c’è il fatto che avevano creato una piccola società segreta, la Chowbar Society, che si riuniva periodicamente in un grande palazzo abbandonato, a mezzanotte. Decidono comunque di non piangersi troppo addosso e di organizzare un’ultima festa di addio tutti insieme; ma un oscuro mistero dal passato dell’ignaro Ben complicherà i loro piani. Tutto inizia dall’incontro dei giovani con Sheere, una solitaria ragazza che si presenta alla porta del gestore dell’istituto insieme alla nonna. Questa lega subito con il gruppo ed entra a far parte della società, ma ciò che nessuno sa è che lei è la sorella gemella di Ben. Quest’ultimo particolare sarà l’elemento scatenante di una serie di macabre persecuzioni da parte di un certo Jawahal, spaventoso e violento uomo che per qualche motivo è sulle tracce dei gemelli. Per fare chiarezza su quanto sta accadendo nelle loro vite e sapere su cosa succederà in un futuro prossimo, i ragazzi dovranno scavare nel passato di Ben e di Calcutta, città misteriosa e testimone di atroci vendette.

Riferimenti visivi

Anche in questo caso il lettore è sopraffatto da tantissime immagini vivide di quanto sta leggendo; è presente nella stanza di Ben e dei suoi amici mentre stanno dormendo, vede Ben alzarsi incuriosito dal letto, avvicinarsi alla finestra e trovare un uomo che lo osserva dal cortile di sotto (scena non poco inquietante, se ci pensate), scendere le scale e seguirlo nella vegetazione.. Ogni azione è strettamente correlata al luogo nella quale è svolta, quindi noi sappiamo tutto della struttura dell’orfanotrofio, della dimora di Chandra Chatterghee e della stazione abbandonata e decadente di Jheeter’s Gate.

La nebbia

Elemento sempre presente, avvolge senza pietà ogni cosa non permettendo ai giovani protagonisti di dividere chiaramente la realtà dall’immaginazione. Nebbia che risulta essere la protagonista in due scene in particolare: quando Sheere e Ben si trovano all’interno della casa progettata da Chandra, che sembrerà prendere vita propria e li intrappolerà in una morsa mortale, e nella lunga permanenza di tutta la Chowbar Society all’interno della stazione ferroviaria. Come vedete, questa condizione atmosferica si trova maggiormente dentro gli edifici e non fuori, il che è certamente paradossale e non fa che aumentare l’aura di mistero che accompagna tutta la vicenda.

Oltre alla nebbia ci viene presentato uno dei quattro elementi: il fuoco. Se possiamo percepire la pioggia battente a inizio libro come un passaggio di testimone dal primo al secondo romanzo (dato che nel Principe della nebbia l’acqua era l’elemento chiave), qui il fuoco è di certo il fulcro della storia. Il treno infuocato è un’immagine così ricorrente che presto ne sareste infestati anche voi, anche dopo aver richiuso il libro.

Attaccamento ai luoghi

I personaggi sono legati affettivamente ai luoghi in cui abitano o che comunque fanno da sfondo a numerose vicissitudini. Ne sono esempio in primis l’orfanotrofio St Patrick’s al quale tutti i presenti ormai si sono affezionati e che rappresenta la vita del direttore; il palazzo della mezzanotte che è testimone di ogni riunione della Chowbar Society, di nottate passate a raccontarsi storie di fantasmi,  a stipulare giuramenti, a cercare di scoprire segreti insabbiati da tempo; l’abitazione della nonna di Sheere (Aryami), che nel momento in cui prenderà fuoco (di nuovo questo elemento) e crollerà, segnerà anche il crollo emotivo della donna. Infine la maestosa, spettrale e pericolosa stazione dei treni, che sarà teatro di molte avventure che prenderanno pieghe sempre nuove.

In questo romanzo il legame sentimentale con gli edifici si intensifica ancora di più rispetto al primo volume, a mio parere, se consideriamo che la dimora di Aryami Bose (insieme ad una serie di altre sistemazioni più momentanee) ha simboleggiato la protezione familiare che la nonna ha assicurato alla nipote Sheere nel corso di sedici anni e che con la sua distruzione è venuta a rompersi la relativa tranquillità in cui le due vivevano. Lo stesso discorso si può fare per le gallerie sepolte della stazione, testimoni di efferati crimini e della morte di un uomo, il padre dei gemelli, e della sua innocente moglie. L’ossessione dell’antagonista Jawahal per questo luogo è un aspetto che dovrete tenere a mente fino al termine del romanzo e la ragione è ricollegabile ai genitori di Ben e Sheere.

Le promesse non vanno infrante

In questo caso non abbiamo un personaggio che promette qualcosa ma poi cerca di aggirare il patto stipulato; qui Chandra si sente il responsabile di un infanticidio di massa e non riesce a trovare la sua redenzione. Al contrario, finirà per (ri)conoscere Jawahal, sempre più presente nella sua esistenza, che farà riafforare (come una vecchia promessa non detta) un lato della sua personalità che credeva sepolto per sempre.

L’infanzia

Ribadisco, come nella recensione de “Il Principe della nebbia”, l’importanza che Zafon attribuisce al concetto dell’infanzia. I protagonisti sono ancora una volta tutti ragazzini e gli adulti figurano come saggi protettori, come maligne presenze pronte a distruggere le loro vite o come pretesto per analizzarsi interiormente. Senza rivelare nulla, posso dire inoltre che sarete testimoni di alcune morti molto dolorose, dato il legame che instaurerete (ne sono certa) con i personaggi. I giovani protagonisti della vicenda dimostreranno di essere all’altezza delle gravose difficoltà davanti alle quali sono posti, in seguito al radicale passaggio dall’età fanciullesca all’età adulta.

 

E’ una lettura che vi consiglio senza nemmeno pensarci; mentre divoravo le ultime pagine, mi sono commossa parecchio (e parlo di lacrime) e non succede spesso che mi emozioni così tanto leggendo un libro, anche se ho avuto tra le mani dei titoli molto validi e toccanti.

Ora tocca a voi: vi chiedo di lasciare un commento per farmi sapere se avete già letto questa piccola perla o se avete intenzione di farlo a breve!

A presto,

Bea

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