Nella botte, il grande sogno

“Smith & Wesson” di Alessandro Baricco

“Abbiamo deciso che il 21 giugno, solstizio d’estate, il primo essere umano della storia degli esseri umani salterà dalle cascate del Niagara non per farsi fuori, ma per vivere, una volta buona, e vivere davvero. Sarà una ragazzina di ventitré anni e contro ogni aspettativa non morirà in quel salto, e questo perché i signori Smith e Wesson, invece di progettare infallibili fucili a ripetizione, le troveranno il modo di sopravvivere alle cascate, sfidando la natura e le leggi della fisica, e vincendo, se dio lo vorrà e se avremo un culo bestiale.”

Pagine: 108

Editore: Economica Feltrinelli

Lingua: italiana

Trama

La storia racchiusa in questo romanzo può essere sintetizzata nella citazione di qualche riga fa. Ebbene sì: il signor Smith, meteorologo da strapazzo ricercato in diverse contee per truffa, bussa alla porta del signor Wesson, che di professione  è proprietario di un chioschetto di souvenir, ma nel tempo libero raccoglie cadaveri dal letto del fiume alla base delle cascate del Niagara. Smith si vuole informare su uno degli argomenti che tutti sfruttano quando non sanno di che parlare: il tempo. Infatti crede che l’altro lo possa aiutare a ricostruire le situazioni atmosferiche di alcuni giorni nel passato. Dopo la loro breve e superficiale conoscenza, si presenta davanti a casa di Wesson un’altra persona: Rachel, una ragazza di ventitré anni con il sogno di diventare una giornalista e la volontà di consegnare al suo capo un articolo memorabile, da prima pagina, così da poter essere presa davvero sul serio nel mondo in cui desidera lavorare.

Sognare è vivere

Per i nostri tre protagonisti la parola “sogno” rappresenta un miraggio, una meta da raggiungere con tutte le forze e un obiettivo che, soddisfatto, sarà la realizzazione di una vita. Tutto parte da Rachel, questa giovane piena di vita che non si lascia intimorire da due uomini non così vecchi ma già rassegnati sulla loro esistenza. Wesson abita in una bettola e non fa altro che passare lunghe ore sdraiato sul letto, aprire saltuariamente il suo chiosco per vendere qualche oggetto ai turisti e ripescare dal fiume i poveretti che si sono buttati dalle cascate. Non crede quindi che la vita possa offrigli più molto, in fondo, anche in seguito al pesante fardello che si porta sulle spalle: il padre è ricordato da tutti per essere riuscito a disegnare le mappe dei fondali delle cascate e lui desidererebbe realizzare qualcosa di grande. Non vorrebbe vivere all’ombra del genitore, ma non sa come agire.

Smith non se la passa meglio, perché è ricercato dalla polizia per alcune “incomprensioni” legate a furti vari e scomparse di persone; adesso si è reinventato esperto del clima ma è una professione non molto redditizia. Si concentra con tutte le forze in questo suo progetto riguardante il clima, non volendo ammettere a se stesso che in sostanza non sta combinando molto di buono. Quando però la giovane ragazza entra improvvisamente a far parte delle loro vite, questi ritrovano un’energia rinnovata, uno spirito di iniziativa che credevano perduto ormai. Si adoperano come meglio possono per soddisfare il desiderio di Rachel e dal momento in cui la incontrano, ogni istante sarà speso a favore di questa causa.

Quindi gioventù contro età adulta, che qui si fondono e riacquistano la capacità di sognare qualcosa che chiunque crederebbe impossibile, da pazzi.

“Il pazzo è un sognatore sveglio”

I nostri eroi sono in effetti un po’ pazzi! Ne nascono una serie di sketch divertentissimi e di battibecchi assurdi e illogici, che fanno però apprezzare maggiormente la loro personalità. Baricco ci vuole dire che essere folli a volte non è un male; che buttarsi a capofitto in un’avventura che sembra apparentemente impossibile può cambiare la nostra vita radicalmente. In meglio o in peggio, questo non ci è dato sapere, ma il coraggio è più importante del resto. Ad un certo punto della storia, i tre protagonisti credono fortemente nel progetto che si sono decisi a realizzare e immaginano La svolta, quella che non hanno mai avuto occasione di sperimentare prima di allora.

Caricature della quotidianità

Tutti gli individui che incontriamo all’interno del testo mostrano delle personalità sopra le righe e volutamente marcate dall’autore; come tuttavia sempre accade, portare all’estremo dei lati caratteriali fa comprendere meglio, tra una risata e l’altra, chi ci è di fronte. Capiamo così che la Signora Higgins non è la poco di buono conosciuta in tutta la città e da tutti gli avvocati delle vicinanze dipinta da Wesson, ma è una donna di bell’aspetto con difficoltà a mantenere una sola relazione per volta, a causa di un blocco emotivo che non le permette di lasciarsi andare completamente e di amare davvero. Un altro personaggio degno di nota è senz’altro un prete che Smith e Wesson incontrano un giorno mentre sono in cammino; gli chiedono se sia possibile far nascere dentro di sé la fede in Dio, dato che vogliono risolvere la questione posta da una vecchia amica. Lui per tutta risposta cerca di sviare l’argomento perché non ha la minima idea di ciò che dovrebbe suggerire ai due uomini e chiede se per caso non sia più semplice regalare alla donna una bella collana costosa invece delle risposte che cerca. Ne risulta un quadro del mondo religioso poco dedito alla diffusione della parola divina e per nulla saggio. Questa estremizzazione per dire che forse nemmeno i religiosi possono fornirci facilmente le risposte di cui abbiamo bisogno; anch’essi nella loro umanità non sono perfetti e commettono errori.

Nomi

Un piccolo appunto sul nome dei due protagonisti: Wesson si chiama Jerry mentre Smith si chiama Tom. Non credo che l’autore abbia scelto per caso questi due nomi, che ricordano senz’altro il celeberrimo cartone animato che vedeva come protagonisti un gatto e un topo pasticcioni, che nel loro rapporto di amore / odio ne combinavano sempre di nuove. Diciamo che il paragone, sostenuto anche grazie al tono canzonatorio e scherzoso che fa da filo conduttore a tutta la vicenda, viene da sé.

Impostazione teatrale

Infine vorrei concentrarmi su un aspetto tecnico, ovvero la forma nella quale il lettore trova il testo: è dialogica per la maggior parte, con alcune righe che introducono i cambi di scena e ci informano sui movimenti dei personaggi nello spazio e in diverse ambientazioni. Potrebbe benissimo essere rappresentata a teatro, data la cura con cui Baricco da indicazioni agli “attori” sulla scena. Le ultime pagine del libro però diventano a tratti monologhi, per poi ritornare in forma dialogica. Viene abbattuta la quarta parete che divide gli spettatori dai personaggi poiché ad un certo punto questi ultimi interagiscono; inoltre il teatro stesso si trasforma mediante giochi di luci e suoni (abbiamo indicazioni dell’autore anche su questo) nella botte di birra che contiene Rachel e così ci ritroviamo trasportati con lei nella corrente.

I dialoghi, a tratti insensati e divertenti agli occhi di uno spettatore, mi hanno poi ricordato la pièce teatrale di Samuel Beckett (esponente del Teatro dell’assurdo) “Aspettando Godot”, anche per la soluzione scelta nel finale, che dovrete assolutamente andarvi a leggere, e nella tematica dell’attesa, qui nel fatto che si attende il grande salto nella botte (evento centrale della storia) per tutto il libro, fino alle ultime pagine.

 

E voi che mi dite? Avete letto questo romanzo? Ve lo consiglio assolutamente, anche solo per il finale, che vi farà pensare molto, nonostante questo sembri un testo molto spensierato.

A presto,

Bea

 

 

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