“Le luci di settembre” di Carlos Ruiz Zafon

E’ finalmente giunto il momento di recensire il terzo e ultimo capitolo della Trilogia della nebbia di Zafon.

Pagine: 268

Editore: Mondadori

Lingua: italiana

Trama

Francia, anni Trenta. Armand Sauvelle muore all’improvviso, lasciando la moglie Simone e i due figli Irene e Dorian in gravi condizioni economiche. Dopo una serie di mesi bui per la famiglia, finalmente arriva una buona occasione: a Simone viene offerto un posto di lavoro come governante nella dimora di Cravenmoore, del ricco ingegnere e giocattolaio Lazarus Jann. La famiglia Sauvelle si trasferisce perciò nel piccolo paese di Baia Azzurra, in Normandia, dove si trova Cravenmoore, la sinistra abitazione di Lazarus Jann, in cui vivono soltanto il suo proprietario, sua moglie, inferma e segregata nelle sue stanze, e una giovane domestica, Hannah. Simone e i suoi figli credono di aver trovato la pace che cercavano, ma ben presto capiranno di essersi sbagliati. Una notte Hannah viene ritrovata morta all’interno del bosco che circonda Cravenmoore, e da quel momento una fitta rete di misteri e strani avvenimenti inizia ad addensarsi intorno alla figura del giocattolaio e alla sua strana casa, popolata da giocattoli grotteschi e inquietanti frutto delle sue invenzioni.

Ne avevo parlato brevemente anche nell’articolo sulla mia TBR di agosto: Sogno di una TBR di mezza estate

Riferimenti visivi

“Il sipario della notte si rifiutava di aprirsi e la nebbiolina ramata che velava l’isolotto del faro in lontananza si andò diradando in un miraggio di ali nivee che spiccavano il volo nella brezza dell’alba.”

Ditemi se questa frase non vi lascia stampate nella mente delle immagini vivide e reali. Il potere delle parole, signori! Elogi a parte, anche in questo terzo volume ho ritrovato la stessa attenzione nel descrivere i particolari dell’ambiente, dalla Baia Azzurra nella quale Irene e l’amico Ismael passano momenti indimenticabili (sia positivi che agghiaccianti, devo dire), alla dimora di Cravenmoore, popolata da una miriade di giocattoli angoscianti e fin troppo realistici. Imparerete a ricordare a memoria i corridoi del secondo piano e non vorrete attraversare la sottile tenda che divide l’ala proibita di quella casa dal resto.

La nebbia

Di nuovo la nebbia come elemento portante di tutta la vicenda; è questa che rende il bosco che circonda Cravenmoore più spettrale e ricco di suggestioni di notte, durante la fuga a perdifiato di Hannah, inquietante quando per la prima volta la famiglia Sauvelle lo attraversa per andare a conoscere Lazarus nella sua casa. Anche l’isolotto che è visto come rifugio solitario per il giovane Ismael e come sede di ricordi infernali per Lazarus è avvolto più volte da questa coltre spessa per la quale è impossibile vedere (anche metaforicamente) con chiarezza la situazione.

Se nel primo libro l’elemento che accompagnava la nebbia era l’acqua e nel secondo il fuoco, qui possiamo parlare non proprio della stessa categoria, ma … dell’ombra.

“Ci sono ombre nel mondo, Ismael. Ombre molto peggiori di qualunque cosa contro la quale tu e io abbiamo combattuto quella notte a Cravenmoore. Ombre al cui paragone Daniel Hoffmann è solo un gioco da bambini. Ombre che provengono dall’interno di ognuno di noi.”

L’ombra birichina e sfuggente di Peter Pan in questo caso è portata ad un livello molto più minaccioso.

L’ombra

Questo soggetto assume infatti connotazioni diverse all’interno della storia; sin da subito i figli di Mme Sauvelle si accorgono che Lazarus non possiede un’ombra, mentre camminano per i lunghi corridoi della casa illuminati. Questo a causa di un patto che lui aveva stretto molti anni prima, di cui parleremo più tardi. In questo caso la mancanza della propria ombra è segno di mistero per gli esterrefatti Sauvelle ma anche di perdita e ricordo costante per Jahn, che è per sempre legato a quella scelta che fece ancora troppo giovane. Il fatto che invece gli altri personaggi ne possiedano una è indice di trasparenza, le loro vite non hanno nulla da nascondere e gli avvenimenti più ombrosi che gli sono accaduti, seppur dolorosi, possono essere mostrati alla luce del sole.

L’oscurità è inoltre una fedele compagna dei segreti nascosti negli angoli della dimora di Cravenmoore; i giocattoli costruiti dal proprietario assumono forme e sguardi terrificanti durante la notte, il buio del bosco è abitato da mostri assetati di morte (se pensavate che gli angeli fossero delle figure sempre buone e celestiali, qui potrete ricredervi) e una stanza vietata agli ospiti è sempre illuminata a giorno dalla luce, per evitare che le tenebre possano vincere. Perciò qui abbiamo paura dell’ombra.

Ombra anche di un qualcosa che non c’è più, di un passato felice e così lontano, da aver lasciato spazio solo a dolore e segreti, tanto che Lazarus Jahn ormai non mantiene più molti rapporti con il prossimo, si è rinchiuso in se stesso; almeno, fino all’arrivo di questa famiglia.

Attaccamento ai luoghi

Il ricco giocattolaio vive nella sua casa come fosse intrappolato e trattenuto da un sentimento d’amore verso qualcosa ormai perso, ma che è l’unica cosa che gli sia rimasta. Nemmeno lui percepisce un senso di protezione da quell’abitazione, ma sa che i suoi demoni lo tormenterebbero anche se si trasferisse, quindi preferisce restare nel luogo in cui può ancora ricordare qualche sprazzo dei suoi momenti felici, nonostante questo implichi convivere anche con le sue debolezze.

Irene e Ismael invece legano moltissimo all’isolotto del faro, poiché vi passano diverse giornate felici e la Baia Azzurra è testimone del rafforzamento della loro unione, che durerà una vita intera, proprio grazie alla condivisione di quei momenti in acqua, sulla spiaggia.

Le promesse non vanno infrante

Lazarus Jahn da bambino ha vissuto un’infanzia terribile, che lo ha portato, un infausto giorno, a stringere un patto con un certo Hoffmann. Sembrava così gentile e caritatevole verso di lui, come nessuno lo era mai stato. In cambio voleva solo una piccola cosa, che poi così insignificante non fu. Questa sua promessa ritornerà prepotente ad infestare l’uomo quando farà la conoscenza della madre di Irene e Dorian, perché sembra sul punto di essere infranta. E in quel momento tutto cambierà e scatenerà una serie di eventi a catena, uno peggiore del precedente.

L’infanzia

Ancora una volta, i protagonisti sono per lo più ragazzini, anche se in questo romanzo ho notato che Lazarus, sua moglie e la madre dei ragazzi, insieme a Daniel Hoffmann, rappresentano una parte importante della storia, se non gran parte del suo sviluppo. Gli adulti non sono in grado di salvarsi da loro stessi e dal male che li circonda, e i figli, più incoscienti e quindi coraggiosi e temerari, hanno l’arduo compito di sistemare le cose una volta per tutte. Inoltre Zafon ci vuole dire che non dobbiamo lasciarci prendere dallo sconforto se siamo indifesi, giovani (addirittura bambini abbandonati a se stessi) e bisognosi di rassicurazioni; ci si deve armare di forza interiore e badare alla propria vita, stando ben attenti con chi si decide di essere amici. Perché le scelte fatte anche da piccolissimi influiscono poi su tutta la vita.

 

 

Che dire, trilogia conclusa con successo e a pieni voti, per quanto mi riguarda. Lazarus, tra gli altri, è stato caratterizzato così bene dall’autore, che viene davvero la voglia di capire le sue ragioni e immedesimarsi nella sua vita, come fosse una persona reale. Avete letto questo romanzo? Cosa ne pensate?

A presto,

Bea

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