“Arriva un tempo in cui un brav’uomo deve indossare una maschera!”

“The Lone Ranger” di Gore Verbinski, 2013

Trama

Nel 1933 in una fiera di San Francisco un ragazzino, che idolatra un personaggio leggendario noto come Lone Ranger, incontra Tonto, un Comanche costretto a posare come una statua all’interno di un tendone a tema che, vedendolo, inizia a raccontargli di come John Reid si trasformò da un semplice procuratore nel leggendario “Ranger solitario”.

Nel 1869 l’avvocato John Reid ritorna a casa a bordo di un treno che percorre l’incompleta Ferrovia transcontinentale, amministrata dal magnate ferroviario Latham Cole; senza che Reid lo sappia, sul treno si trovano anche l’indiano Tonto ed il criminale cannibale Butch Cavendish, quest’ultimo diretto verso la propria impiccagione dopo essere stato catturato da Dan Reid, il fratello maggiore di John nonché Texas Ranger. Improvvisamente la banda di Cavendish attacca il treno per liberarlo e, mentre Tonto sta per ucciderlo, John lo ferma e permette così l’evasione del criminale. In seguito l’indiano viene rinchiuso nel carcere cittadino. John incontra la cognata nonché ex fidanzata Rebecca, viene nominato dal fratello Texas Ranger e insieme a lui e ad altri sei parte all’inseguimento della banda di Cavendish. Attirato in una trappola da un traditore, il gruppo di ranger viene massacrato e Cavendish uccide personalmente Dan strappandogli il cuore dal petto e divorandolo. Da lì in poi si assisterà alla collaborazione tra Tonto e John, il primo per riprendersi una rivincita su Cavendish e il secondo per vendicare la morte del fratello.

Il cast

La scelta degli attori mi è piaciuta molto; tutti mi sono sembrati adatti alla parte assegnata. Johnny Depp interpreta l’indiano Tonto ed è convincente come al solito, anche quando ci mostra il suo personaggio invecchiato e decrepito. Tonto affascina il pubblico, poiché in certe occasioni sembra giustificare il suo nome, ma poi si scopre sempre essere al corrente dei pericoli che stanno per incombere e all’altezza dei suoi temibili nemici.

Armie Hammer alias John Reid ha proprio il viso che lo predispone a ruoli da “perfettino” ed impostato, quindi i suoi alti e fermi valori morali che inizialmente gli impediscono di fare del male al prossimo (anche se quel prossimo è un criminale) e di procedere all’azione rispecchiano il suo aspetto fisico. Questo attore, nonostante io abbia visto poche pellicole che lo comprendono, mi pare molto versatile. Penso per esempio alla sua parte nel drammatico “J. Edgar” di Clint Eastwood.

William Fichtner / Butch Cavendish è quel che si dice un “cattivo coi fiocchi”; credibilissimo nel ruolo dello spietato ed astuto malvivente, vi farà rimanere impressi nella mente il suo viso pieno di cicatrici segnate da mille malefatte e il ghigno costellato da denti marci e d’oro.

Tuttavia qui la parte del cattivo non è attribuita tutta a Butch, ma certamente anche al ricco e possessivo magnate ferroviario Latham Cole, impersonato da Tom Wilkinson, che con la sua calma e posatezza è riuscito comunque ad inquietarmi.

Infine Ruth Wilson (Rebecca) ed Helena Bonham Carter (la prostituta tutta d’un pezzo Red) hanno ruoli minori rispetto a quelli maschili ma sono state certamente gradevoli nel complesso.

L’unione fa la forza

Finchè John Reid e Tonto non si alleano per sconfiggere il male che affligge il loro villaggio, non assistiamo al compimento della giustizia. Non c’è quindi caso migliore per dire che l’unione fa la forza; anche se inizialmente i due non si sopportavano molto a vicenda, durante la storia notiamo come il sangue freddo e la scaltrezza dell’indiano e le conoscenze di Reid si siano dimostrate una combo perfetta. Trovo che i due protagonisti fossero in sintonia e sulla stessa lunghezza d’onda, perciò mi sono piaciuti parecchio come coppia di alleati.

L’ambientazione

Non ho visto moltissimi film ambientati nel Texas o comunque di genere western, ma quando mi capitano sotto gli occhi presto sempre attenzione alle scenografie. In questo caso ho adorato l’ambientazione, i paesaggi percepiti di sfuggita dal treno in corsa, le piccole locande del villaggio e le immense distese di sabbia e terra arida sulle quali i protagonisti si ritrovano per quasi tutta la storia mi hanno affascinata. Il tutto mi è sembrato realistico e ben ricostruito, accompagnato poi dal magistrale musicista Hans Zimmer, che si è occupato della colonna sonora, la quale in film di questo tipo è sempre molto presente, per non dire fondamentale.

THE LONE RANGER

Trucco e costumi

Anche qui posso solo scrivere lodi: Tonto era perfetto con il suo mascherone bianco, il corvo impagliato sulla nuca e le pelli dell’abbigliamento. Reid con i completi più formali, la maschera nera e l’enorme cappello bianco (il fratello gli dice, in uno scambio di battute: “Più grande non c’era?”) aveva proprio l’aria di un eroe misterioso e dedito alla legge. Tutti gli altri personaggi indossano abiti che rispecchiano perfettamente il loro status sociale e il ruolo nella trama. Non si può dire che costumisti e truccatori si siano risparmiati per quanto riguarda la cura dei dettagli! Infatti la pellicola fu nominata agli Oscar per Miglior trucco e acconciatura.

Gli effetti speciali

Nonostante ci siano diverse scene che vedono un treno in corsa, sparatorie velocissime a cavallo e corse a perdifiato per le lande desolate, lo spettatore non percepisce questa velocità in modo negativo, ma anzi comprende per filo e  per segno in quale parte della storia è arrivato e non accusa il classico “mal di testa da scene veloci”, che in certi film è invivibile. Le esplosioni del treno e nella miniera, per citarne alcune, sono ricreate benissimo a mio avviso e gli effetti speciali non prendono assolutamente il sopravvento sulla storia e i personaggi.

L’ironia

Se non siete fatti per il western, non disperate: grazie alla sapiente dose di ironia e alla presenza di scene divertenti ed equivoche, viene smorzata la classica serietà attribuita ai cowboys e la drammaticità delle uccisioni nei saloon e nel deserto. Essendo poi il film targato Disney, di certo non troverete immagini truculente o non adatte ai più piccoli. Può davvero piacere a tutti a mio parere.

Le origini della storia

Forse non tutti sanno che il film è solo l’ultimo adattamento della storia: troviamo diverse pellicole dedicate al personaggio del Cavaliere Solitario, che è protagonista anche di serie tv popolari, come quella trasmessa dal 1949 al 1957, anche in Italia. Sono stati creati inoltre fumetti e un programma radiofonico, quindi il soggetto che il regista Verbinski ha deciso di riportare all’attenzione degli spettatori ebbe parecchio successo in passato.

Riconoscimenti

Quando uscì nelle sale questa pellicola non ebbe molti riconoscimenti, anzi: fu candidata anche ai Razzie Awards, ovvero gli anti-Oscar, i premi per i film peggiori dell’anno. Personalmente non mi trovo d’accordo. Credo che la voglia di rispolverare una storia western di qualche decennio fa, vista in serie tv di successo e in fumetti ma che mancava di un “aggiornamento più recente”, sia stata interessante. I personaggi mi sono piaciuti tutti così come gli attori che li hanno interpretati e non mi ripeterò negli elogi a trucco, parrucco e ambientazione. Detto ciò è un film che certamente vi consiglio, non un mero intrattenimento da quattro soldi ma una storia ben costruita e ben trasposta sul grande schermo.

 

 

Benissimo, ora che ho dato la mia opinione, mi piacerebbe sentire la vostra: avete visto questo film oppure vi ho incuriosito ad andare a cercarvelo?

A presto,

Bea

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