“Siamo noi i veri Paesi”

“Siamo noi i veri paesi

non le frontiere tracciate sulle mappe

con i nomi di uomini potenti.”  -Katharine

“Il paziente inglese” di Anthony Minghella, 1996

Trama

Seconda Guerra Mondiale. Il conte Almásy è rimasto ferito gravemente a causa di un incidente aereo e si ritrova ricoperto da terribili piaghe ed ustioni. Hana è una giovane infermiera canadese, ha perso in guerra il suo fidanzato e successivamente la sua migliore amica in seguito ad un incidente nel veicolo su cui viaggiavano: a causa di queste tragedie decide di abbandonare i commilitoni e stabilirsi in un convento abbandonato vicino a Pienza in attesa della imminente fine del conflitto.

In questa casa si occupa dell’uomo sconosciuto che lei chiama “paziente inglese”; tra le altre cose Hana legge quotidianamente al suo malato un libro a cui lui sembra tenere più di ogni altra cosa. Leggendo le Storie di Erodoto, Hana comincia ad essere attratta dal paziente e dai suoi misteri e nel frattempo sono proprio queste letture che riportano il paziente indietro nel tempo, quando aveva conosciuto l’amata Katherine, sposata con il lord inglese Geoffrey Clifton.

Nel monastero trovano alloggio anche una spia canadese di nome Caravaggio, che conosce il nome e la storia del misterioso “paziente inglese” a causa di misteriosi contatti tra i due nel passato, e anche l’artificiere Kip, che si stabilirà nel monastero per bonificare la zona dalle bombe tedesche. La presenza dell’artificiere consente ad Hana di dimenticare il suo fidanzato defunto e la sua morbosa passione per i ricordi del suo nuovo paziente.

La crudezza della guerra

Fin da subito lo spettatore è catapultato nel periodo storico che fa da cornice alla vicenda e ciò include la vista di soldati feriti gravemente e ricoperti di sangue, ospedali improvvisati pieni di cadaveri sotto a tendoni e in scomodi convogli. In più sappiamo dalle prime scene che la protagonista Hana ha perso il suo fidanzato in battaglia e poco dopo una sua cara amica salta in aria a causa di una bomba posta per strada dai tedeschi. La sofferenza quindi si identifica immediatamente come il sentimento portante di tutta la vicenda.

La ricostruzione delle battaglie e delle condizioni di vita dei soldati e delle infermiere è molto realistica e per nulla esageratamente grandiosa, con nessuno dei risvolti “epici” che si trovano in alcuni blockbuster. La situazione è rappresentata così com’è, senza orpelli visivi né esplosioni e sparatorie spettacolari, anche perché altrimenti si tradirebbe il genere drammatico del film.

Il cast

Uno dei motivi per i quali ho deciso di vedere questo film è stato senz’altro un cast di tutto rispetto; troviamo in prima linea Juliette Binoche / Hana, che intepreta l’infermiera premurosa e bisognosa d’affetto, ma anche la donna forte e decisa nelle sue scelte e nel rispetto dei suoi principi. Solo un piccolo appunto al personaggio: ho trovato Hana un po’ troppo naive e inoltre avrei preferito vedere una personalità più profonda.

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Altro personaggio protagonista è Ralph Fiennes alias il conte Almásy, uomo apparentemente molto freddo e taciturno ma che nasconde un animo passionale e dedito alle persone che ama; trovo che l’attore abbia reso perfettamente questa sorta di dualità e che fosse totalmente calato nella parte, anche quando lo vediamo bloccato a letto e deturpato dalle piaghe dovute al suo incidente.

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Abbiamo poi la carismatica Kristin Scott Thomas / Katharine Clifton, moglie di lord Clifton (Colin Firth, in una piccola parte di poco rilievo; forse uno spreco, considerata la bravura dell’attore) ma che si scoprirà presto innamorata del conte. E’ stata senza dubbio il mio personaggio preferito, ricco di sfaccettature e di forza interiore. Una donna rispettabile e d’iniziativa.

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Infine un piccolo cenno a Willem Dafoe ovvero Caravaggio;  il suo ruolo inizialmente era quello di minaccia nei confronti dei protagonisti, ma poi si scopre un passato doloroso che lo ha portato a cercare vendetta, la quale però non ha più ragion d’essere ad un certo punto, quando si rende conto di non essere il solo a reclamare la vita e di quanta infelicità colpisca anche chi lo circonda. Mi è piaciuta molto anche la sua storia.

caravaggio

Lo straniero: un’incognita

Come le pellicole realiste del passato e quelle più recenti di Quentin Tarantino, quando nella storia compaiono persone straniere queste non vengono doppiate e nemmeno sottotitolate. Il motivo è evidenziare la pluralità di voci del mondo, mostrare allo spettatore che i background sociali e culturali sono tanti e diversi. Viene portato in luce il concetto di “straniero” quindi, il fatto che ognuno lo è nei confronti di un soldato di un’altra nazionalità. In questo caso i tedeschi sono considerati i nemici, mentre gli alleati sono gli inglesi. Da qui il timore del conte di ammettere di avere origini tedesche e di preferie l’appellativo di “paziente inglese”. Kip poi (che porta, come usanza della sua cultura, lunghi capelli raccolti in un turbante), la liaison amorosa di Hana, è indiano e nelle scene nel deserto vediamo molti altri “stranieri” che collaborano alle spedizioni inglesi.

Il conte stesso è visto come un’incognita misteriosa, per Hana e Caravaggio.

I flashback

Tutta la vicenda è narrata da continui salti temporali, introdotti allo spettatore da un’immagine, un suono, che ricordano ad Almásy scene del suo passato e attraverso le quali ricostruiamo pian piano tutto ciò che accadde in quel periodo, compresa la sua tormentata storia d’amore con Katharine. Nonostante questi frequenti spostamenti sulla linea del tempo, si riesce benissimo a seguire tutta la narrazione, che scorre senza incomprensioni.

I titoli di testa

Durante tutti i titoli di testa viene mostrata una mano in primo piano che dipinge con tratti delicati delle figure di uomini con un colore marrone scuro, e lo spettatore si chiede cosa possano essere, esclusi in un secondo momento gli ideogrammi. Ebbene, sono legati ad un dono che Katharine offre al conte, ma se volete saperne di più dovrete andare a ripescarvi la pellicola.

I riconoscimenti

Questo film ha ricevuto una miriade di premi: 9 premi Oscar più altre tre nomination che però non hanno portato a casa la statuetta; 2 Golden Globe, 6 premi BAFTA e una serie di altri pregiati riconoscimenti. Inutile dire che è stato quindi osannato dalla critica.

Se per “The Lone Ranger”  (qui la mia recensione: “Arriva un tempo in cui un brav’uomo deve indossare una maschera!”) vi parlavo di quanta poca considerazione e successo di critica la storia abbia avuto seppur ingiustamente, a mio parere, in questo caso mi trovo costretta a dire il contrario. Non mi è dispiaciuta la trama generale, ma non ho trovato nulla del commovente capolavoro dello stesso regista “Ritorno a Cold Mountain” e dell’intrigante “Il talento di Mr Ripley”. Le basi per una pellicola strappalacrime c’erano tutte, ma devo ammettere che non mi sono commossa nemmeno una volta e non sono riuscita a legarmi a nessun personaggio, se non forse ai sopra citati Katharine e Caravaggio. Inoltre la lunghezza eccessiva di certo non ha tenuto viva la concentrazione, anche se solitamente non mi lascio intimorire da film lunghi.

 

 

Per tirare le somme, un film che non mi è sembrato brutto ma nemmeno il capolavoro che i critici acclamano. Vorrei però sentire il vostro parere: chi lo ha visto? Siete d’accordo con le mie impressioni?

A presto,

Bea

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3 thoughts on ““Siamo noi i veri Paesi”

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