Soldi insanguinati per Lou Bloom

“Lo sciacallo – Nightcrawler” di Dan Gilroy, 2014

“Come dico sempre: se mi vedi, è il giorno peggiore della tua vita.”   – Lou

Trama

Lou Bloom si guadagna da vivere rubando e poi rivendendo materiale metallico. Un giorno assiste per caso ad un incidente stradale e, dopo aver osservato il lavoro di un operatore video, Joe, che riprende la scena, ha un’illuminazione: si procura una videocamera e una radio della polizia per correre sui luoghi delle emergenze, riprendere le scene più cruente e vendere poi il materiale ai network televisivi. L’incontro con Nina, la responsabile delle notizie di un’importante emittente televisiva, lo aiuta a capire come operare; assume così il giovane Rick, per farsi aiutare nelle riprese notturne.

Una città sconfinata

La pellicola si apre con una serie di inquadrature a campo lunghissimo, ovvero incentrate su paesaggi sconfinati senza alcuna presenza umana; sono focalizzati sugli edifici illuminati della città di Los Angeles. La scelta di riprendere una città dall’alto, delle strade isolate o comunque dei paesaggi così ampi e per di più in notturna, ha creato a mio avviso una certa atmosfera già dalle prime battute. Infatti la sensazione che percepisce lo spettatore è quella di leggero straniamento, di smarrimento nei confronti di una grande metropoli che non protegge e non accoglie, ma “disperde” le persone e le relazioni umane.

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Lou e Nina durante uno dei primi colloqui

Questi scenari anonimi sembrano generalizzare la trama e non renderla particolare come di solito accade in un film. L’obiettivo sarebbe rendere “speciale” quella storia pescata, verosimilmente, tra mille altre, e invece qui l’idea è quella di aver pescato in modo totalmente casuale. La vita di Lou sarebbe potuta essere quella di un altro, che magari sta vivendo la stessa situazione in quello stesso momento.

Da qui il fatto che Bloom pare sempre trovarsi nelle situazioni per caso, almeno fino alla prima parte del film. Non è il classico personaggio con uno scopo ben preciso da perseguire, caratteristica che a mio avviso non scompare del tutto nemmeno quando prende consapevolezza del fatto che il lavoro che vuole fare è quello del fotoreporter.

Infine consiglio di porre attenzione alle riprese esterne alla casa di Bloom, un quartiere squallido e triste, che contrastano nettamente con la sua auto rossa, nuova e fiammante parcheggiata lì davanti. Lou è squallido e infimo o, come la macchina, si è reinventato e adesso è un uomo scaltro e da ammirare?

Dei pensieri assordanti

Gilroy indaga i ragionamenti della mente di Lou, e per farlo sospende temporaneamente e a più riprese la vertiginosa giostra in corsa che è la trama, facendo comprendere chiaramente allo spettatore i pensieri del protagonista. Questi ragionamenti non sono esplicitati ad alta voce ma è come se lo fossero, perché il regista li ha inseriti in momenti nei quali non è difficile immaginare cosa Bloom stia tramando. Ho avuto la fortissima sensazione di poter sentire davvero ciò che lui si diceva nella mente. Per questo mi riferisco a pensieri assordanti; traspare molto di più da ciò che non viene detto rispetto alle parti dialogate e vale anche per le scene di Lou insieme agli altri personaggi.

La mente psicopatica del personaggio principale è delineata perfettamente quindi, e lo spettatore si sintonizzerà con le “rotelle che girano” nella mente di Lou.

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Il potere dello sguardo

Sguardi di terrore, di minaccia, di euforia, di gratitudine,… Ogni personaggio sulla scena è incaricato di esplicitare con lo sguardo quello che pensa o che vuole trasmettere. La trovo una soluzione molto ben riuscita, un tocco in più che fa salire maggiormente la qualità del film. In generale tutta la storia è immersa nel concetto dello sguardo; Lou osserva moltissimo quello che lo circonda, si prende lunghe pause nelle quali non parla né compie azioni: semplicemente GUARDA. E non a caso ho scleto il verbo “guardare” al posto di “vedere”, perché il secondo implicherebbe una riflessione dietro a ciò che gli scorre davanti. In molte scene in auto invece il protagonista guarda il paesaggio che attraversa senza particolare attenzione, così come guarda attraverso l’obiettivo della fotocamera i cadaveri dell’ennesimo incidente stradale (senza un minimo di partecipazione emotiva), con l’aggiunta però che qui è intenzionato a girare buone riprese dal punto di vista estetico e quindi si concentra di più.

L’assistente Rick è inquadrato più volte mentre osserva la scena e in particolare Lou durante il suo lavoro. Attraverso i suoi occhi possiamo immedesimarci poiché è l’unico personaggio in tutto il film che sembra avere gli stessi dubbi e paure che avrebbe una persona comune, non abituata alla vita “da sciacallo” dei fotoreporter di cronaca nera.

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Lou e Rick

Infine gli sguardi di terrore che Nina scambia con Lou vi faranno accapponare la pelle.

Il tuo dolore è la mia libidine

Questo è il motto del protagonista; durante le sue incursioni sulle scene del crimine e sulle strade sanguinose teatro di incidenti automobilistici, lui non appare mai scosso o partecipe emotivamente alla vicenda che sta riprendendo con la sua videocamera. Appare come privato dei suoi sentimenti e agisce meccanicamente, come ultimo fine la ricompensa in denaro. Più le scene che gli si presentano davanti sono cruente e tragiche, più i suoi filmati saranno oggetto di interesse per il pubblico del telegiornale del mattino, quindi si basa tutto su ragionamenti finanziari. La vita delle persone coinvolte in questi incidenti non vale assolutamente nulla. Per questo i fotoreporter di questo genere sono dipinti come sciacalli, pronti a speculare sulle disgrazie altrui per poi darle in pasto agli spettatori (analogie con i programmi pomeridiani dei giorni nostri? A voi l’ardua, e chiara come il sole, sentenza). Nina consiglia ai giornalisti che stanno conducendo il tg, mentre parlano del triplice omicidio nella villa benestante, di insistere sul fatto che sono stati assassinati crudelmente e che i criminali sono ancora a piede libero. Lo ripete più volte, come se volesse instillare la paura negli spettatori. Sembra che l’immedesimazione, in generale, non faccia parte di questa Terra.

Osservate con attenzione anche le parti nelle quali Joe e Rick, colleghi di Lou, vengono feriti. Vittime del loro stesso gioco, fanno venire i brividi. Chi non sa giocare, rimane vittima.

“In tv sembra così vero”

La domanda di fondo è questa: possibile che gli spettatori dei telegiornali e dei giornali cartacei non si sentano vicini emotivamente alle tragedie che gli sono riportate giorno dopo giorno? Siamo arrivati al punto in cui giudichiamo una storia di cronaca (nera, in questo caso) come fosse un film? Quegli stessi spettatori che nel film non sono mai mostrati ma sempre nominati (ed è per loro, per lo share, che Lou si adopera così incessantemente nei suoi scopi) siamo noi. Su questo il regista ci lascia riflettere. In più, Bloom quando il suo primo filmato viene mostrato nei titoli di apertura del tg del mattino, dice estasiato che in tv quello che ha filmato sembra vero. Il punto è che E’ tutto vero, anche prima che fosse trasmesso dalla televisione! Altra questione quindi: una tragedia diventa vera solo nella misura in cui è mostrata ad un pubblico?

Musiche e tempi morti

Troviamo parecchi momenti nei quali il tempo del racconto corrisponde a quello della storia, quindi non sono tagliate le scene e non vengono eliminati i momenti morti. Questa scelta contribuisce ad alimentare un alone di turbamento e smarrimento da parte dello spettatore, perché come ben sappiamo, il silenzio agevola la riflessione e possiamo concentrarci maggiormente su ciò che viene mostrato, che interrompe brevemente il giro vorticoso degli avvenimenti che si succedono in continuazione, come le spericolate corse in macchina, specchio della mente di Lou che corre e corre freneticamente e costantemente.

La musica è molto presente nella storia e a volte la scelta di melodie tranquille contrasta con ciò che vediamo sulla scena; particolarmente inquietante il momento in cui Lou sposta il cadavere dalla scena di un incidente per favorire le luci della sua videocamera. Ad un certo punto alza le braccia per permettere al suo strumento di riprendere più dall’alto e l’inquadratura si avvicina sul mezzo busto e le braccia, lasciando fuori la macchina fotografica. Sembra quindi che Lou stia alzando le mani in segno di vittoria, come se tenesse una coppa al di fuori dell’obiettivo. Ce l’ha fatta, è diventato in tutto e per tutto uno sciacallo.

La colonna sonora è curata dal famosissimo James Newton Howard (“Il cacciatore e la regina di ghiaccio”, “The Tourist” e “Il cavaliere oscuro”).

Il cast

Gli attori che vediamo sullo schermo sono ridotti all’osso in questa pellicola, dato che possiamo contarne soltanto quattro di veramente importanti nelle dinamiche della trama. Tuttavia non si può certo dire che la storia sia risultata noiosa o piatta: Jake Gyllenhaal / Lou Bloom qui si supera, è un catalizzatore d’attenzione dall’inizio alla fine e le sue espressioni terrificanti da psicopatico sembravano appartenergli sul serio. Gli altri tre personaggi sussistono solo in funzione di Lou, poichè ciò che il regista intendeva filmare erano le relazioni che Bloom ha intrecciato con questi personaggi e le reazioni che queste interazioni lo spingevano ad avere. Primo fra tutti lo scontroso approfittatore Joe Loder interpretato da Bill Paxton, seguito da Nina / Rene Russo, la responsabile di un network televisivo, e infine il fedele assistente Rick, impersonato da Riz Ahmed. Sicuramente spicca fra tutti Gyllenhall, che sembra quasi aver costruito intorno al suo personaggio un “One man movie”.

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Chi di voi ha visto questo film e vuole lasciare un commento dicendo cosa ne pensa? Chi invece si è incuriosito? Io di certo vi consiglio questa pellicola e vi invito a correre a recuperarla, anche perché, come ha detto Lou ai suoi collaboratori, “Mai e poi mai vi chiederei di fare qualcosa che non farei io stesso.” (anche se io lo dico in modo molto meno inquietante! 😉 )

A presto,

Bea

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4 thoughts on “Soldi insanguinati per Lou Bloom

  1. l’ho visto qualche mese fa e ricordo ancora che cosa ho provato guardandolo.
    per un attimo leggendo il tuo articolo ho sentito di nuovo quell’angoscia.
    ottimo lavoro, non avresti potuto descriverlo meglio.

    Mi piace

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