Piacere Smith, piacere Wesson

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Cari lettori, vi volevo parlare di uno spettacolo teatrale che ho avuto modo di vedere l’8 novembre al Teatro Nuovo di Verona. Mi riferisco a “Smith & Wesson” tratto dal romanzo di Alessandro Baricco, che avevo letto tempo fa (qui il link alla mia recensione: Nella botte, il grande sogno ).

Dato che in quell’articolo mi sono dilungata a sufficienza sull’analisi delle tematiche dell’opera, vi riporto soltanto la trama:

Il signor Smith, meteorologo da strapazzo ricercato in diverse contee per truffa, bussa alla porta del signor Wesson, che di professione  è proprietario di un chioschetto di souvenir, ma nel tempo libero raccoglie cadaveri dal letto del fiume alla base delle cascate del Niagara. Smith si vuole informare su uno degli argomenti che tutti sfruttano quando non sanno di che parlare: il tempo. Infatti crede che l’altro lo possa aiutare a ricostruire le situazioni atmosferiche di alcuni giorni nel passato. Dopo la loro breve e superficiale conoscenza, si presenta davanti a casa di Wesson un’altra persona: Rachel, una ragazza di ventitré anni con il sogno di diventare una giornalista e la volontà di consegnare al suo capo un articolo memorabile, da prima pagina, così da poter essere presa davvero sul serio nel mondo in cui desidera lavorare.

Vi illustro brevemente il cast, corredato da alcune immagini dei bravissimi attori.

 

E ora addentriamoci insieme nel resoconto di quella piacevole serata!

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Un freddo tagliente penetra al di sotto della giacca e cerco di affrettare il passo, per giungere il prima possibile alle grandi porte a vetri del teatro. Appena scorgo la piazzetta che accoglie l’edificio noto anche che già molte persone stanno aspettando, parlano e fanno salire alcune fragorose risate nell’aria. Quel calore che in questo momento sembra essere così remoto comincia a riaccendersi dentro di me: il calore umano. Mi succede sempre quando mi trovo a teatro, ad un concerto o al cinema. Quel senso di connessione ed empatia nei confronti degli altri presenti è come se calasse sui posti a sedere, come una sorta di manto che per due ore o più avvolge tutti gli spettatori in un’attesa, un’aspettativa da soddisfare. Il fatto che ovviamente ogni spettatore sia lì per il tuo stesso motivo (godersi il tuo cantante preferito dal vivo, perdersi nel buio della sala cinematografica a colpi di emozioni) di certo rafforza queste sensazioni.

Dopo aver mostrato il biglietto mi avvio su per le scale tappezzate di rosso e, spostando una pesante tenda di velluto, mi ritrovo all’interno del vero e proprio teatro. Mi colpisce subito la luce calda che inonda tutto e dall’alto della mia seconda galleria riesco ad avere una visione d’insieme della sala nella sua totalità. Sui lati i balconcini decorati sono ancora vuoti mentre giù in platea si percepisce un sommesso brusio.

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Dopo aver controllato che il posto segnato sul biglietto corrispondesse a quello di cui mi ero appena appropriata (volevo mettermi comoda il prima possibile), mi siedo sulla mia poltroncina rossa. E noto subito una cosa: ma le gambe?? Sì, perché lo spazio per distendere gli arti inferiori era pressoché nullo! Considerato che dovevo sistemare da qualche parte anche giacca, sciarpa e un sacchetto di un negozio in cui ero stata nel pomeriggio, diciamo che, ecco, dire che mi sentivo sommersa era poco!

In ogni caso, una volta abbassate le luci, gli attori sono entrati in scena senza parlare, si sono posizionati sul palco e il silenzio è diventato il padrone del momento (se non contiamo gli scricchiolii della mia poltrona mentre cercavo di richiamare alla mente posizioni da contorsionista che una volta avevo letto da qualche parte). Un cubo composto da assi di legno e una panchina, tutto qui; questa è la scenografia. Ma chi ha letto il libro sa già che non sono necessari molti orpelli visivi per far funzionare la storia. Solo che il cubo … Come faranno a far ruotare tutto intorno a quel mucchio di assi? Staremo a vedere.

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Il Signor Tom Smith, che non si è ancora presentato al compare e al pubblico, bussa alla porta del cubo / casa di Jerry Wesson. In men che non si dica la struttura viene spostata su un lato e magicamente davanti ai nostri occhi si compongono i mobili della piccola stanza del personaggio, che prima in prospettiva sembrava soltanto un cumulo di oggetti verdi e pesanti.

Un’ora e quaranta che è un susseguirsi di emozioni, risate (Smith che di tanto in tanto si inalbera val bene il costo del biglietto) e immaginazione. Mi alzo dal mio posto, mi sgranchisco le gambe che avevo dimenticato di avere e mi dirigo insieme alla folla verso l’uscita. Ripenso a quanto appena accaduto. Come è possibile che io, all’interno di una stanza ben arredata ed elegante, osservando un palcoscenico occupato da quattro attori in totale e quasi vuoto, abbia potuto visitare la modesta dimora di Wesson, le maestose e spaventose cascate del Niagara? Come è accaduto che mi sia ritrovata seduta sulla panchina vicino a Smith, Wesson e Rachel, osservando l’infinito del cielo al crepuscolo? Sono persino finita all’interno di una botte rumorosissima, accompagnata solo dalla lieve melodia di un carillon. E il famoso cubo di legno è stato botte, barca, casa.

Insomma, un vero e proprio viaggio all’interno della vita di questi personaggi, che ho ripreso ad amare e a compatire. Ognuno con la propria scalcinata esistenza pronto al grande salto, il desiderio di una quotidianità più felice e finalmente soddisfacente. Ve lo assicuro, non si riesce a non farsi coinvolgere emotivamente dalle loro storie. Si esce dalla sala arricchiti, proprio come i protagonisti di questo strabiliante viaggio che inizia e termina con loro, le cascate. Tutto dall’acqua parte e all’acqua ritorna.

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Una bellissima serata, che ha ravvivato il piacevolissimo ricordo che mi aveva lasciato il romanzo. Spero con questo resoconto di essere riuscita a riportarvi un po’ con me a quel giorno. Il giorno in cui ho conosciuto di persona Smith e il suo più grande amico Wesson. Se siete andati recentemente a teatro fatemi sapere cosa avete visto e se vi è piaciuto!

A presto,

Bea

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