Una passione lacerante: l’inizio della fine

“Miss Julie” di Liv Ullmann, 2014

Trama

Fine Ottocento, una notte di mezza estate. Approfittando dell’assenza del barone suo padre, la contessina Julie balla con un guardiacaccia, lasciando sorpreso  il servo del padre, John, che la prende per matta. Non contenta, Julie insiste nel sedurre lo stesso John, il quale cede, confessando il suo amore sempre nascosto per lei. La donna di John, la cuoca Kathleen, li vede incamminarsi verso il pericolo e ha pena della ragazza e disprezzo di John. Quando la notte volge al termine e il barone rientra, la tragedia di miss Julie si consuma.

Lo status sociale

Qui la vera domanda non è “può un amore oltrepassare i confini sociali?” ma “può un amore oltrepassare i confini mentali?”. Julie e John insistono per tutta la durata della storia nell’attribuire la causa della loro tormentata relazione alle differenze sociali che li dividono. Lei è la nobile figlia di un barone e lui è solo un povero servo che non può pretendere altro che vivere decentemente in sottomissione e miseria.

Ovviamente in un periodo come l’Ottocento lo status sociale era un punto cardine della quotidianità collettiva, ma i due protagonisti avrebbero potuto cominciare una relazione clandestina (nascosta agli occhi del barone e della fidanzata di John). Invece il loro vero limite è mentale: Julie vuole sedurre John ma allo stesso tempo ha bisogno do un uomo che la ami davvero e le indichi la direzione da seguire per non perdersi nei sui incubi. John è sempre stato innamorato dell”idea di lei’ ma è spaventato dalla sua fragilità e dagli sbalzi di umore continui, che sembrano quasi alternare due diverse Julie ai suoi occhi.

Lui brama ancora il desiderio di compiere il “grande salto” sociale e di arricchirsi e per questo disprezza la nobiltà che lo sfrutta, senza sentimenti e unita solo dalle convenzioni, nonostante voglia farne parte.

Kathleen dalla sua non desidera migliorare la propria esistenza ma solo condurre una vita umile e tranquilla in compagnia del suo John (è ancora suo?), obbediente agli ordini dei padroni.

Julie detesta la sua posizione sociale ma allo stesso tempo il suo potere è l’unico elemento che le permette di farsi notare da John.

Un amore malato

L’amore che lega Julie e John non è sano ma è morboso, contraddittorio e logorante. Così come accade nelle tragedie greche, gli amanti si prendono, si lasciano e si distruggono, si riavvicinano, esasperati. Un amore che non può essere a causa delle differenze sociali ma anche degli squilibri emotivi di chi è coinvolto.

Se pensavate di trovarvi davanti al classico amore travolgente diviso dalla società o da altri impedimenti sulla falsa riga di “Romeo e Giulietta” (confesso che io stessa lo credevo, prima di iniziare il film), vi assicuro che non è questo il caso!

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Il cast

Una Jessica Chastain divina, perfetta nel ruolo di una viziata e disturbata nobile dell’Ottocento. Lo spettatore le può leggere negli occhi l’instabilità che la tormenta giorno dopo giorno, fino a consumarla. Sottolineo in particolare le scene nelle quali Julie prega John di darle degli ordini come fosse il suo padrone, di indicarle in questo modo una retta via da seguire, che lei ha smarrito da tempo. Si percepisce lo strazio nelle sue parole anche quando assisterà terrificata all’uccisione del suo canarino.

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Julie

Colin Farrell / John è altrettanto perfetto nella parte; l’accento che utilizza è l’irlandese antico, che non è per nulla semplice da riprodurre, sebbene Farrell sia nato proprio in Irlanda. Questa scelta registica evidenzia il divario tra nobiltà e servitù, dato che Miss Julie si esprime con un elegante accento britannico. Consiglio di vedere il film in lingua originale per non privarsi di questi molteplici accenti, molto credibili a mio parere.

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John

Infine Samantha Morton, che interpreta Kathleen, rappresenta in pieno la donna cattolica ligia ai doveri morali e dedita al lavoro e alla famiglia.

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Kathleen

Vi vorrei far notare ancora per un momento la bravura degli attori, i quali hanno dato vita ad una storia così pregna di significato soltanto in tre. Infatti per tutta la durata della storia gli unici personaggi che incontriamo sono Julie, John e Kathleen.

Un’impronta teatrale

La trama si sviluppa in pochissime location: la cucina della servitù, che è teatro delle scene chiave più drammatiche, le stanze dei servi e il cortile e il parco circostante la tenuta di campagna. Per questo io confronto questa scelta al mondo teatrale: a teatro solitamente le scenografie sono ridotte all’osso o comunque sono le azioni degli attori che veicolano i significati più importanti, non tanto l’ambiente circostante. In questo caso, anche volendo riprodurre tutti gli ambienti presenti nel film, non sarebbe per nulla difficile, essendo questi così poco numerosi.

Facendo qualche ricerca ho scoperto che effettivamente sono stati fatti degli adattamenti teatrali di “Miss Julie”, storia che è nata in origine dalla penna del drammaturgo svedese August Strindberg, che ideò questa tragedia in un atto unico nel 1888.

L’uomo e la fragilità mentale

Un film sulla fragilità psicologica dell’essere umano e sui vari modi (fallimentari) per affrontarla. Passivamente come Kathleen, in modo autodistruttivo come Julie o aggressivamente come John. Ogni personaggio rappresenta una tipologia di debolezza mentale e più che la storia in sé, il punto sul quale lo spettatore è invitato a concentrarsi è proprio la mente dei protagonisti e le azioni che questa li spinge a commettere.

Ciò che non si vede

Due elementi sono costantemente presenti nelle parole e nei pensieri dei personaggi ma non si vedono mai: il barone, padre di Julie, viene nominato in quanto autorità “garante dell’ordine”; è la sua assenza dalla dimora che scatena questo putiferio emotivo infernale e alla fine della pellicola il suo ritorno, seppur mai mostrato allo spettatore, obbliga i protagonisti a controllare i loro sentimenti e a prendere decisioni definitive sul loro avvenire.

Anche il grande cancello in fondo al cortile è un punto chiave. Julie e John collegano il varcare la soglia  di quell’ammasso di metallo opprimente con la fine dei loro crucci, l’inizio di una nuova vita meno tormentata, la fuga da una situazione che non sopportano più. Julie ha sempre guardato a quel cancello come ad un impedimento verso il mondo che si trova dall’altra parte, una gioia che le è stata negata. Ciò che però non vede con altrettanta chiarezza è il fatto che lei non è prigioniera nella sua stessa casa, potrebbe benissimo esplorare la vita fuori. E quando finalmente prende coraggio e oltrepassa quel cancello, l’equilibrio precario che teneva in piedi i tre protagonisti si sgretola (a voi lascio scoprire di cosa si tratta).

 

 

 

Ed eccovi qui la mia opinione su questa pellicola particolare, ma che vale la pena di scoprire. Un viaggio emotivo negli angoli più reconditi e oscuri della mente umana.

A presto,

Bea

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