Saresti pronto a difendere le tue convinzioni?

“God’s not dead – Dio non è morto” di Harold Cronk, 2014

Trama

Josh Wheaton, uno studente iscritto al primo anno di college, frequenta il corso di filosofia tenuto dal professor Jeffrey Radisson. Quest’ultimo, ateo convinto, all’inizio del corso chiede ai suoi studenti di firmare una dichiarazione in cui si afferma che “Dio è morto”, dato che il programma di lezione riguarda solo pensatori e filosofi atei. Josh è l’unico studente che si rifiuta di firmare, quindi Radisson gli chiede di disputare sulla questione con lui, e alla fine si accordano sul fatto che sarà la classe di studenti a decidere se Dio non sia effettivamente morto.

Non si può odiare ciò che non esiste

In uno dei dibattiti tenuti a lezione del professor Radisson, lo studente Josh difende le sue ragioni inizialmente in modo titubante ed inesperto, in confronto ad un professore che ha sempre fatto questo nella vita e che quindi dimostra certamente più esperienza, ma nella discussione finale del corso Josh mette in crisi il credo del professore. Gli chiede con insistenza perché lui odi così tanto Dio e questo risponde che la causa risiede nella morte prematura della madre, che è stata un grande trauma e gli ha fatto trascorrere un’infanzia dolorosa. Allora Josh gli chiede come possa odiare qualcuno che non esiste, considerato che Jeffrey aveva sempre ripetuto ai suoi studenti che Dio non esiste affatto. Una scena centrale del film che ho apprezzato molto.

Il regista prende il professore come esempio, ma in realtà si sta rivolgendo a tutti gli spettatori atei; vuole farli riflettere sul fatto che se insistono nell’affermare che Dio non sia presente fra noi e non sia stato nulla di più che un pescatore palestinese milioni di anni fa, devono anche comprendere che non si può odiare o disprezzare. Effettivamente l’odio è sempre rivolto verso qualcosa o qualcuno e nominare questo astio nel nostro caso implicherebbe che allora Dio c’è, e sarebbe una contraddizione. Radisson non riesce a ribattere alle parole dello studente e lascia la stanza turbato. Allo stesso modo anche lo spettatore è lasciato in uno stato meditativo.

La determinazione di un ragazzo

Un aspetto importante di questa storia è lo spazio dato alla determinazione di un giovane che decide di seguire i suoi ideali davanti a tutti gli ostacoli, anche a costo di essere lasciato dalla fidanzata, la quale ritiene più prudente assecondare il professore e non compromettere così il proprio percorso universitario, considerata la fama del professore di filosofia, uomo orgoglioso e vendicativo. Josh invece prosegue nel suo intento e si rivolge con anima e corpo ai suoi compagni di corso per spiegare la sua fede, includendo anche i pensieri di scienziati affermati e quindi cercando di documentare le sue affermazioni. Ad un certo punto del film il professore lo minaccia in privato, intimandogli di non proseguire più con i suoi dibattiti a lezione e di dargli ragione di fronte al resto degli studenti, dato che non ama essere messo in ridicolo sul luogo di lavoro. Nonostante queste parole dure Wheaton non si lascia abbattere e instillerà un dubbio sul credo religioso dell’insegnante, riuscendo quindi nel suo scopo.

Per uno spettatore giovane è interessante vedere come la forza di volontà riesca a vincere su ostacoli più grandi di lui, in particolare su una tematica spinosa come la religione, che sembra un argomento affrontato mal volentieri dalle fasce più giovani d’età. Credere in Dio ed affermarlo a piena voce, al giorno d’oggi e per un ragazzino, può essere causa di scherno e prese in giro, anche se totalmente infondata. Trovo che invece chi si esprime senza vergogna su questioni più serie di quale vestito firmato acquistare o su quale videogioco scegliere per la serata, sia da elogiare. Di certo ogni età porta con sé gradi di maturità differente, problematiche e sogni e speranze che poi nel corso degli anni mutano, ma interessarsi di tematiche importanti e personali sarebbe doveroso. Insomma, il messaggio di Josh, da giovane ai giovani, è stato da me molto apprezzato.

Il cast

Gli attori presenti nella pellicola non sono molto famosi o per lo meno io non ne avevo mai sentito parlare, ad eccezione di Kevin Sorbo, che ho conosciuto come Hercules nell’omonimo telefilm quando ero ancora in “tenera” età; ha interpretato il figlio del dio dell’Olimpo dal 1994 al 2000. Nostalgia telefilmica a parte, concentriamoci sul suo ruolo in questo film: è il professor Jeffrey Radisson, un uomo molto sicuro di sé che ha organizzato la vita in base alle sue convinzioni, come per esempio il suo forte ateismo, causa di contrasti con la giovane fidanzata Mina. La sua compostezza per gran parte del film e la fragilità mostrata nelle ultime scene mi hanno fatto apprezzare l’attore e la versione di Jeffrey che ci ha dato.

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il professore e Josh

Shane Sharper ha impersonato il giovane Josh Wheaton, per il quale la fede in Dio è più forte del timore di compromettere la propria carriera universitaria e la relazione amorosa, e la dimostrerà fino in fondo. Un attore che non avevo mai visto ma che non mi è dispiaciuto. Curiosando sul web ho scoperto tra l’altro che è un cantante.

Ora riunisco tutti gli altri protagonisti in un unico gruppo, poiché le parti da loro recitate non sono sufficienti a mio avviso per poter dare un giudizio singolo su ogni personaggio. Abbiamo la fidanzata di Jeffrey, Mina / Cory Oliver, che al di là della donna che interpreta, caritatevole verso la madre malata e coraggiosa nel lasciare il fidanzato dopo aver constatato che non la rendeva realmente felice, non mi ha trasmesso molto a livello attoriale. Lo stesso vale per il reverendo Dave alias David A.R.White, il quale sarà il confessore di una ragazza cacciata da casa e svolgerà una parte importante al termine del film, e il cacciatore e star di un programma televisivo Willie Robertson, che interpreta se stesso. Tralasciando le belle parole che dicono nelle loro scene, come recitazione mi sono risultati totalmente piatti. Proseguo con Ahisha (Hadeel Sittu), la giovane musulmana che scopre di volere cambiare la sua religione e voler abbracciare quindi il Cristianesimo, e Marc Shelley (Dean Cain), un uomo freddo e calcolatore ricco e impegnato, che preferisce il lavoro all’affetto di una famiglia e di una fidanzata. La triste sorte della giovane, che si ritrova in lacrime  a pregare il padre di riammetterla nella famiglia, e la disumana freddezza ed insensibilità dell’uomo d’affari, che lascia la fidanzata in un momento critico per lei, mi sono piaciuti. Infine la fidanzata di Marc, Amy / Trisha LaFache, giornalista in carriera e poco credente che improvvisamente vede la sua vita crollare perché scopre di avere un cancro terminale, mi è piaciuta in quanto a doti recitative, anche perché il suo non era un ruolo semplice.

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Jeffrey e Mina

Ci tengo a sottolineare comunque che questi giudizi sono personalissimi, non voglio certo parlare a nome dei grandi critici cinematografici e giudicare il lavoro degli attori da intenditrice. Semplicemente vi racconto cosa hanno trasmesso a me, da appassionata di cinema, nella pellicola. 🙂

La colonna sonora

La colonna sonora è curata da Will Musser e dalla band cristiana dei Newsboys, che compaiono anche nel film e interpretano una piccola parte nel finale, nel ruolo di loro stessi. Infatti possiamo assistere alla riunione di tutti i personaggi e delle storie al concerto di questi ragazzi, che quindi hanno la funzione di dare una voce (nel vero senso della parola) alla fede cristiana e di comunicarla ai nostri personaggi.

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i Newsboys

L’eterna disputa

L’argomento chiave della storia portata in scena dal regista è senz’altro questo: la fede in Dio. Principalmente il Dio cristiano, ma anche quello musulmano, analizzato nelle scene in cui compaiono Ahisha e la sua famiglia, composta da un padre inflessibile sulla religione musulmana; quando scopre che la figlia non appoggia il suo credo e invece intende diventare cristiana, la esclude dalla sua casa e dalla famiglia, seppure con estremo dolore, poiché non trova accettabile un affronto tale a un qualcosa cui lui è così devoto. Tornando alla religione cristiana, che è poi quella più indagata in questa storia, vediamo l’opposizione dei fedeli e degli atei. La prima fazione vede tra le fila Josh, Ahisha, Mina e il reverendo Dave, mentre al lato opposto troviamo il professor Radisson, Marc Shelley e Amy. A rafforzare il credo cristiano compaiono in brevi scene Willie Robertson e i Newsboys. Come in un’aula di tribunale, lo spettatore si ritrova ad assistere alla discussione più antica della storia, che riguarda l’esistenza di Dio. E’ in grado di ascoltare entrambe le parti e di potersi creare quindi un’opinione personale sul tema, non considerando il finale, che vede il trionfo dei credenti. Una riflessione che spesso non ci fermiamo a fare, per mancanza di tempo nelle nostre giornate piene e vorticose, per mancanza di voglia o perché sentiamo che dare una risposta a questi dubbi non è per nulla semplice. La fede va coltivata costantemente, non si acquisisce una volta e poi non ci si pensa più. La vita ci pone di fronte a momenti felici pieni d’amore e di serenità, ma anche a periodi tragici e difficili da superare. Sappiamo che un vero credente è fedele alla parola di Dio in entrambi questi momenti, ma chi invece è più dubbioso o comunque fatica a prendere una decisione definitiva in proposito, può lasciarsi condizionare dagli avvenimenti che si presentano sul suo cammino, in particolare quelli brutti. Non è semplice credere ardentemente quando si sta perdendo una persona cara o quando nulla sembra andare per il verso giusto. Ed è proprio lì la sfida: quanto siamo disposti ad affidarci nelle mani di Dio? Quanta fiducia riponiamo in lui? Siamo disposti a batterci pur di dimostrare quanto crediamo in lui? Domande che il film lascia agli spettatori, di modo che possano riflettere su ciò che ritengono importante nella vita e sui loro credo.

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Il coraggio di credere

Un punto fondamentale ai giorni nostri: il coraggio di credere. Che sia nelle proprie capacità, in quelle di un amico o di un familiare, nell’amore di chi ci circonda, nel destino, in Dio, l’importante è credere in qualcosa. Non si può vivere senza nutrire la speranza e la convinzione che si sta agendo per il meglio, si sta costruendo un futuro e che ciò che ci sta causando tanta fatica e impegno ora possa portarci a soddisfazioni future. Come si può pensare di lavorare per un’intera esistenza senza avere uno scopo finale? Potrebbe essere studiare per poi trovare un impiego nell’ambito che desideriamo, smussare i lati più scontrosi del nostro carattere per instaurare nuove amicizie e rafforzare quelle che ci sono già, agire nell’interesse del prossimo e mostrarsi caritatevoli perché la religione invita a farlo. Dobbiamo ritrovare il coraggio di perseguire le nostre convinzioni e la volontà di lottare per ciò che ci sta a cuore, senza per questo sentirsi in dovere di sminuire le scelte di vita dell’altro o obbligarlo a condividere il nostro pensiero. Al di là di ciò che rappresenta un ateo e di ciò che rappresenta un cristiano, la maturità sta nell’accettare il diverso da sé senza remore. Come afferma lo scrittore Paulo Coelho: “Per credere nel proprio cammino, un guerriero non ha bisogno di dimostrare che quello dell’altro è sbagliato.” Se tutti lo tenessero a mente, non esisterebbe più nessuna guerra per la religione, per la politica o qualsiasi altra disputa su quanti non condividono il nostro pensiero.

 

 

 

Mi è stato chiesto di vedere questo film per un progetto che seguo, altrimenti non credo che lo avrei mai scelto, poichè non è uno dei generi che prediligo; in ogni caso, ho trovato alcuni elementi buoni che lo hanno reso tutto sommato un film carino, con utili spunti di riflessione al di là del Cristianesimo di per sè.

A presto,

Bea

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