L’amore ai tempi del cellulare

“Perfetti sconosciuti” di Paolo Genovese, 2016

“Eva: Siamo troppo diversi.
Bianca: Come Pc e Mac.
Peppe: Oh, e l’uomo cosa sarebbe?
Eva: L’uomo è PC, ovvio. Costa poco, si becca i virus e può fare al massimo una cosa alla volta.
Bianca: E le donne sono Mac: intuitive, veloci, eleganti.
Cosimo: Costano un botto, e sono compatibili solo fra di loro.
Bianca: Sì, ma creano dipendenza!”

I coniugi Eva e Rocco invitano a cena a casa loro gli amici di sempre: Cosimo e Bianca, Lele e Carlotta, e Peppe. I primi hanno da tempo dei problemi di coppia, acuiti anche dal rapporto conflittuale con la figlia adolescente; la seconda coppia è invece formata da novelli sposi che stanno pensando di allargare la famiglia, i terzi vivono in una situazione affettiva di stallo, mentre l’ultimo non riesce a trovare lavoro e nemmeno una compagna stabile, in seguito al divorzio precedente. Durante la cena Eva propone agli altri un gioco: appoggiare al centro del tavolo ognuno il proprio cellulare e da quel momento leggere i messaggi che arrivano ad alta voce e rispondere alle telefonate davanti a tutti. Questo giochino nasce dalla sfida che lancia la donna: se nessuno ha nulla da nascondere, al rispettivo partner o agli amici di una vita, cosa potrà mai succedere condividendo i segreti del proprio cellulare?

La domanda si gira a tutti gli spettatori; avreste veramente il coraggio e la sicurezza per lasciare nelle mani di chi vi conosce bene il vostro telefono? Uno strumento tecnologico che oramai si è trasformato quasi in appendice fisica, come fosse un arto. Non riusciamo a separarcene così facilmente, perché al suo interno abbiamo tutta la nostra vita a portata di click: le nostre foto di un viaggio, di un gruppo di amici, di un libro o una macchina che vogliamo assolutamente comprare in futuro; i nostri rapporti sociali, i messaggi coi genitori, gli amici, le mail di lavoro, le applicazioni più o meno utili dalle quali siamo dipendenti; il grande e potente Internet, che ci permette di cercare qualsiasi cosa in qualsiasi luogo (a meno che non ci sia campo sufficiente: in quel caso ansie e svenimenti a non finire). Non essere connessi anche solo per un’ora, non poter controllare i messaggi in entrata per mezza giornata, ci spinge poi a “recuperare” tutte le ore senza cellulare in modo quasi spasmodico, nervoso. E se è vero che questi piccoli oggetti tecnologici sono diventati una parte fondamentale di noi, se tutta ma proprio tutta la nostra vita è celata dietro ad uno schermo e contenuta in cartelle virtuali colorate, al suo interno non ci saranno solo il bello e il lato “pubblico” della nostra persona, ma anche quello più oscuro e privato. Si parla di segreti, segreti che forse nemmeno il partner conosce; bugie bianche (e non solo) per non ferire l’altro o non farlo preoccupare. Ma è questo ciò che veramente vogliamo? Tutti hanno dei lati di sé che non desiderano svelare, ma se queste cose taciute fossero più gravi, come un tradimento o un sentimento diverso da quello che si mostra? Il regista ci fa sedere comodi sulla poltrona di casa, ci offre i pop corn e ci fa divertire all’inizio del film, grazie alle battute sagaci ed irriverenti dei commensali, che tra loro si conoscono molto bene (così almeno pare) e quindi creano un clima più che gioviale intorno alla tavola. Ben presto però gli snack che stiamo sgranocchiando e l’atmosfera compagnona a cui ci siamo abituati comincia ad indebolirsi; ora sulla poltrona ci siamo incollati, ed ascoltiamo attentamente i personaggi. Abbiamo modo di entrare nelle vite di quattro coppie diversissime tra loro, in momenti diversi della vita (chi si è appena sposato, chi ormai è legato al compagno da troppo, chi non ha relazioni al momento) e possiamo identificarci in ognuna di loro. I problemi e le situazioni che affrontano sono reali, di tutti i giorni, potremmo essere noi seduti attorno a quel tavolo. Ma il regista ci ricorda che per fortuna ci sono loro; sembra che lui ci voglia “salvare”, per non arrivare al punto dei protagonisti: al di là dei cellulari, che sono comunque l’importantissimo mezzo attraverso cui affiorano moltissime problematiche che andranno a crearsi, sciogliersi e poi ancora a mutare il loro corso durante il film, la questione di fondo è che l’avere dei segreti non fa mai bene alla coppia, all’amico, al famigliare. Spesso si può pensare che omettendo qualche piccola fetta della nostra vita all’altro si riesca a vivere più serenamente e ad evitare inutili discussioni. Ciò che tuttavia dovremmo chiederci è se quella piccola, per noi insignificante omissione, se fosse svelata alla luce del sole (come accade ai nostri personaggi, che si trovano davanti a situazioni imbarazzanti, dolorose o inconcepibili), sarebbe considerata tale anche da chi ci circonda. Se dicono che la sincerità venga prima di tutto, anche a costo di causare dispiaceri, è bene in ogni caso valutare i pro e i contro delle nostre scelte quotidiane, del nostro dire  e non-dire. Dobbiamo decidere semplicemente che persone essere, se e come far combaciare la facciata alla nostra interiorità; ma quando decidiamo di donarci ad un’altra persona, sia nell’amicizia che nell’amore, dev’essere per davvero. Altrimenti il rischio che corriamo è altissimo: scoprire quando è ormai troppo tardi di essere gli uni per gli altri nulla più che ‘perfetti sconosciuti’.

– “Però una cosa importante l’ho imparata.”
– “Cosa ?”
– “Saper disinnescare.”
– “Cioè ?”
– “Non trasformare ogni discussione in una lotta di supremazia. Non credo che sia debole chi è disposto a cedere, anzi, è pure saggio. Le uniche coppie che vedo durare sono quelle dove uno dei due, non importa chi, riesce a fare un passo indietro. E invece sta un passo avanti. Io non voglio che finiamo come Barbie e Ken: tu tutta rifatta e io senza palle.”

 

 

 

Devo dire che non riponevo molta fiducia in questa pellicola, e invece mi ha sorpreso non poco: battute divertenti e mai fuori luogo, un risvolto amaro ben orchestrato e tanti spunti sui quali riflettere. Consigliatissimo.

A presto,

Bea

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