E se una vacanza fosse la risposta?

“Insieme per forza”, di Frank Coraci, 2014

Trama

Jim Friedman è un padre vedovo che si occupa di tre figlie. Lauren Reynolds è mamma di due ragazzini, divorziata dal marito. Entrambi decidono di rimettersi in gioco dal punto di vista sentimentale e accettano un appuntamento al buio, nel quale si conoscono. La serata non va nel migliore dei modi e i due finiscono per detestarsi e lasciarsi bruscamente. Si incontrano però qualche giorno dopo al supermercato e si scambiano alcuni consigli sui rispettivi figli; la commessa alla cassa poi scambia inavvertitamente le loro carte di credito, il che li porta a doversi per forza incontrare di nuovo. Un’occasione improvvisa per una vacanza in Africa gli si prospetta davanti, dato che l’amica di Lauren e il capo di Jim, fidanzati, abbandonano l’idea del viaggio, che comunque è già spesato. I due genitori allora sono determinati a portare in vacanza la loro prole a tutti i costi; tutte e due le famiglie atterrano in Africa, e con chi si incrociano in hotel?

La famiglia allargata

Come una commedia romantica che si rispetti, non possono mancare gli iniziali contrasti tra i due protagonisti, una reciproca antipatia che poi si trasforma in accettazione dell’altro e, spesso, in amore. Nel nostro caso i Friedman e i Reynolds si ritrovano costretti a trascorrere la vacanza africana fianco a fianco, nelle stesse stanze e allo stesso tavolo, dal momento che tutto era stato predisposto per un’altra famiglia allargata, composta dall’amica della protagonista, Jen, e dal suo fidanzato con prole al seguito. La storia si sviluppa mediante gag, situazioni imbarazzanti, momenti più malinconici e riflessivi ma soprattutto allegria che sprizza da tutti i personaggi (benedetto sia Nickens!!). E’ affrontato anche il tema della mancanza di un genitore e della ricaduta psicologica che ciò ha sui figli; da un lato una mamma e moglie amata che è venuta a mancare, dall’altro un padre che potrebbe fare di più e dimostrarsi presente, ma che non è interessato. La scena nella quale Lauren canta una ninna nanna e rimbocca le coperte alla figlioletta più piccola di Jim, mentre lui guarda commosso dall’ingresso della tenda, è stata molto carina e delicata, così come è stata tenera la lezione di baseball di Jim al figlio minore di Lauren, che grazie al suo aiuto riuscirà finalmente a colpire una palla e a non essere preso in giro dai compagni di gioco. Un’intolleranza e un fastidio reciprochi che poi si trasformano in collaborazione e complicità, a dimostrazione che una famiglia allargata non deve per forza essere una forzatura per i figli che si trovano coinvolti, un capriccio dei genitori che vogliono a tutti i costi far andare d’accordo i rispettivi ragazzi. Una condivisione che diventa rispetto, sostegno e affetto.

Il cast

Adam Sandler è Jim Friedman, padre amorevole di tre figlie, delle quali una adolescente, età decisamente problematica per un genitore, soprattutto se è un uomo a doversi rapportare con una ragazzina. Un burlone malinconico, che sente la mancanza costante della moglie scomparsa e fatica ad essere per le figlie sia padre che madre. Mi è piaciuto: la naturalezza che esibisce in ogni sua interpretazione, così come quella onnipresente aria da uomo dismesso e goffo, gli hanno assicurato un ruolo ben preciso nell’immaginario collettivo degli spettatori, un ruolo che si fa amare.

Lauren Reynolds è impersonata da Drew Barrymore, una madre sull’orlo dell’isteria a causa di un figlio iperattivo e di uno che comincia ad approcciarsi al mondo della sessualità, senza però conservare un po’ di pudore, cosa che la imbarazza non poco. Una donna che cerca di essere multitasking ed indipendente, ma che manca di polso nella gestione dei figli: questi avrebbero bisogno di una figura maschile al loro fianco e il loro padre naturale non è di certo d’aiuto. La Barrymore per me “sa di casa”, perché è presente in film che considero la mia ‘comfort zone’, commedie romantiche divertenti e con un risvolto sensibile. Credo di aver visto almeno una decina di commedie con questa attrice, che è molto naturale e dolce in tutti i ruoli che ho avuto modo di scoprire.

Gli attori che interpretano i cinque figli non sono molto conosciuti ad accezione di Bella Thorne / Hilary “Larry” Friedman, nata come star Disney e ora conosciutissima per la sua presenza in numerose serie tv e per i frequenti flirt con colleghi e colleghe nel mondo dello spettacolo. Non mi è dispiaciuta, ma non ha avuto un ruolo centralissimo nella vicenda quindi non riesco a giudicare la sua performance più approfonditamente.

 

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Il cammeo dello sportivo Shaquile O’Neal nel ruolo di Doug, l’amico e collega di lavoro di Jim, piagnucolone e danzatore del ventre per diletto, è veramente divertente, come le stranezze dell’amica di Lauren, Jen (Wendy McLendon-Covey). Mfana / Abdoulaye N’Gom è un  capo animazione coi fiocchi, seppure poco attento alle misure di sicurezza e decisamente fuori di testa.

Una menzione d’onore invece è tutta per Terry Crews e per il suo animatore del resort africano Nickens; ho adorato il suo personaggio, spassoso, fuori luogo e onnipresente nell’intimità delle coppie della vacanza. I suoi balletti assurdi e le sue canzoni, sempre accompagnate da un coro di fedelissimi collaboratori, varrebbero di per sé tutto il film, sul serio!

 

BLENDED

 

Momento curiosità

Durante le scene al supermercato, il secondo incontro tra Lauren e Jim, viene mostrato un uomo, un certo Tom, che torna dalla cassiera più volte e imperterrito si presenta ogni volta, ripetendo “Ciao sono Tom!”. Questo personaggio è ricollegabile a ‘Tom 10 secondi’, presente nel film “50 volte il primo bacio”, con protagonisti proprio la Barrymore e Sandler; in quella pellicola Tom soffre di un grave disturbo di amnesia che gli resetta la memoria ogni 10 secondi. Altro richiamo al film sopra citato sta nella canzone “Over the rainbow”, presente durante il primo bacio della coppia Barrymore – Sandler, che in “Insieme per forza” diventa la canzoncina che Lauren sceglie per far addormentare la figlia di Jim.

Il lieto fine ‘non impegnativo’

Ci sono alcuni film per i quali il finale è già segnato e intuibile dai primi dieci minuti, ma che non per questo devono essere considerati brutti o noiosi. Forse banali, ma per certi versi rassicuranti; riescono a comunicare un’allegria e una positività tali da avere un posto speciale nel mio cuore. Le classiche commedie romantiche americane che non possono finire male, dolci, irriverenti e piene di gag ai limiti dell’assurdo, che però nascondono sempre tra le righe piccoli spunti di riflessione. Credo che questo genere di film possa essere una buona medicina in giorni particolarmente malinconici o anche quando non si vuole essere coinvolti in storie impegnative e piene di risvolti drammatici. Insomma, sono quelle pellicole ‘jolly’ che vanno bene un po’ per tutte le occasioni ed utilizzi: che siano da tenere in sottofondo in una serata informale e rilassata tra amici, mentre si lavora a qualche progetto o semplicemente la storia scelta per trascorrere una serata all’insegna della leggerezza, rassicurano sul fatto che un lieto fine, dopo tutto, potrebbe accadere anche a noi.

 

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Avete visto questo film? Certo non si parla di capolavoro, ma lo considero piacevole e divertente. Non vorrete perdervi i piccioncini Eddy e Ginger, neo sposini con un gap d’età considerevole e un figlio (di lui) imbarazzatissimo; una coppia indiana gelossisima e i momenti in cui Lauren porta in braccio il figlio più piccolo a letto (la sua testa ne sa qualcosa). Vi ho incuriosito? Andate a recuperarlo!

A presto,

Bea

 

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