48 ore per cambiare la tua vita

“Containment” di Julie Plec, 2016

Trama

In Georgia, Atlanta, scoppia improvvisamente una gravissima epidemia, che causa la morte degli infetti nel giro di 48 ore. Senza sapere come procedere, il governo americano, affiancato dagli agenti federali, decide di mettere in quarantena l’area della città in cui si è manifestato il primo caso di infezione, presto conosciuto come il Paziente 0. Non tutti i presenti della zona delimitata sono però malati, ma sono costretti a rimanere nell’area per evitare il rischio di aggravare il contagio ed estenderlo a tutta la città. Il poliziotto Lex Carnahan cerca di mantenere il controllo della situazione dall’esterno dell’area in quarantena, rassicurando i cittadini e facendosi figura di riferimento delle autorità dedite allo Stato e sempre agenti per il bene dei loro abitanti. Tutto ciò però non è semplice, perché la sua fidanzata Jana e il suo migliore amico Jake si trovano bloccati all’interno della zona isolata. Non sono gli unici: anche la diciassettenne Teresa si trova lì, separata dal suo ragazzo, così come l’insegnante elementare Katie obbligata a restare in un ospedale della zona contagiata insieme al figlio Quentin e ad un gruppo di suoi allievi in gita. Il Dottor Cannerts, nello stesso ospedale, cerca senza sosta una cura al virus letale e si confronta con la Lommers, che ha in mano il comando dell’operazione.

“We found love in a hopeless place”

Questa storia ci dimostra come non sia impossibile (ri) scoprire l’amore in situazioni critiche come queste; che sia l’affetto verso il proprio partner di vita (come i dolcissimi nonni di Teresa, Bert e Micheline), verso il compagno che solo da poco si ha deciso di considerare importante (Lex e Jana), verso il fidanzato ancora “acerbo” ma deciso a creare una famiglia (Xander e Teresa). Nel bel mezzo di un’epidemia dalle cause sconosciute e gravissime, che creano sconvolgimenti a livello sociale e psicologico, l’amore potrebbe sembrare come l’ultimo dei problemi. Invece è proprio in questi momenti che si comprende il valore della vita, delle persone che ci stanno vicino e di chi al contrario si è dimostrato ‘negativo’ per noi.

L’unione affettiva più evidente è quella tra l’insegnante Katie e il poliziotto Jake, costretti a rimanere entrambi nell’area delimitata dell’ospedale; hanno così modo di conoscersi sotto vari aspetti e di legare in fretta. Due ragazzi in un contesto di convivenza forzata e ravvicinata che da sconosciuti diventano complici. Un poliziotto solitario e con un grande senso di giustizia, migliore amico di Lex e con un carattere molto sensibile. Una maestra elementare provata da brutte esperienze del passato e per questo emotivamente fragile, un bambino da crescere da sola e un bisogno di protezione da colmare. La loro storia è la più commovente e forte di tutte (lo scoprirete soprattutto nelle ultime puntate; preparate i fazzoletti).

Lex è uno dei poliziotti all’esterno dell’area isolata, incaricato di importanti compiti sociali, quali rappresentare lo Stato americano attraverso i mass media con discorsi rassicuranti ai cittadini e contenere le rivolte di chi vuole entrare o uscire dalla zona della città messa in quarantena. Un uomo deciso che sa sempre quale sia la cosa giusta da fare, rispettoso e alla costante ricerca della verità per sé e la sua comunità. La sua fidanzata Jana sembra invece essere opposta caratterialmente: non riesce mai ad impegnarsi fino in fondo negli impegni che prende, primo fra tutti, il trasferimento in casa di Lex, che posticipa più volte. Lentamente però emerge il suo lato forte, da ragazza combattiva che non si spaventa facilmente e che riesce sempre ad escogitare una soluzione immediata al problema. Una coppia che era già formata prima dello scoppio del virus e che ora è costretta a restare separata, poichè Lex si trova nell’area fuori pericolo, mentre Jana nei quartieri cittadini in quarantena. La lontananza permetterà loro di rivedere il rapporto affrontandolo finalmente in modo definitivo.

Un legame dolce e profondo è quello tra Bert e Micheline, nonni di Teresa. Ogni scena che li vede protagonisti esprime tutta la complicità e l’intesa che i due hanno costruito nell’arco di una vita insieme; si supportano a vicenda e si sostengono nei momenti di difficoltà, superando anche l’ostacolo non indifferente dell’età avanzata. Bert soprattutto si avventura spesso al di fuori del loro appartamento per procurare medicine e viveri per la moglie (in sedia a rotelle e affetta da Parkinson), nonostante le sua difficoltà di spostamento aggravate dalla situazione pericolosa nella quale tutta la Georgia è piombata.

Xander dichiara il suo impegno a Teresa sin da subito, anche se la madre di lei non ripone fiducia nelle intenzioni del ragazzo, ma anche della figlia stessa. Per questo vorrebbe che il bimbo che Teresa sta aspettando venga dato in affidamento; non ritiene la giovane coppia in grado di allevare un essere umano come si deve. Xander deve provare con tutti i mezzi a sua disposizione il contrario, ma tra di loro si aggiunge un ulteriore impedimento: Teresa e la madre sono bloccate nel loro negozio di alimentari e sono presto tenute in ostaggio da un gruppo di malviventi che speculano sulle riserve di prodotti del loro magazzino. Xander è all’interno dell’area fuori pericolo ma gli è proibito di attraversare i confini per raggiungere la fidanzata, che è all’ultimo mese di gravidanza e ha bisogno di aiuto. Verrà indagato anche il rapporto tormentato tra Teresa e la madre, che durante il corso della storia avrà modo di evolvere.

Il cast

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David Gyasi interpreta Alex “Lex” Carnahan, il poliziotto sul quale è rivolta tutta l’attenzione mediatica e che sente sulle spalle il peso di dover sempre agire nel modo corretto, combattuto però quando questo implica l’andare contro ai suoi personali desideri ed ambizioni. Il bene collettivo superiore a quello individuale, sembra essere il suo motto. Un personaggio che mi è piaciuto per la sua integrità morale e psichica, certamente con momenti di dubbio e ripensamento, ma con una chiara ‘retta via’ da percorrere davanti a sé. La sua pazienza ed il suo amore per Jana poi lo rendono ancora più affidabile ed impegnato.

Christina Moses è Jana, che inizialmente ho disprezzato per il suo atteggiamento infantile ed immaturo nei confronti del fidanzato, ma che poi mi ha stupita, in quanto non la credevo capace di prendere in mano la situazione e di guidare addirittura un gruppo, i suoi colleghi di lavoro bloccati in ufficio insieme a lei. Uno dei più evidenti ‘viaggi di formazione’ tra tutti i personaggi presenti. Degna di nota è anche la sua profonda amicizia con Suzy, sua collega di lavoro.

Jake Riley è impersonato da Chris Wood e mi è piaciuto sin da subito per il suo carattere disinvolto e risoluto, ma con un lato sensibile ed introverso riguardo al sua passato e alla sua storia. Un personaggio ricco di sfaccettature, da scoprire puntata dopo puntata. Il rapporto che lo legherà a Quentin, il figlio di Katie, è tenerezza paterna allo stato puro.

Kristen Gutoskie / Katie Frank è una mamma che in passato non sembrava essere la figura adatta ad allevare un bambino: problemi di droga e la mancanza di un compagno stabile che la potesse aiutare hanno contribuito a renderla la donna fragile ed insicura che è oggi, ma che tuttavia è anche riuscita a ricominciare daccapo la sua vita e ad assicurare un genitore affidabile e buono per il figlio. E’ cambiata proprio per amore di Quentin, ma nel percorso ha perso se stessa come donna. Riscoprirà l’affetto di un uomo attraverso Jake. Uno dei personaggi migliori dell’intera serie a mio parere.

Claudia Black è la fredda e calcolatrice Sabine Lommers, incaricata dal Governo di mantenere la situazione sotto controllo, coordinare le operazioni di sicurezza all’interno della Georgia e, se necessario, di tacere ai cittadini e ai suoi sottoposti la reale gravità degli eventi, per garantire ordine. Una figura losca e potente, mai del tutto dalla parte del bene o del male; un perfetto esempio di donna indipendente, forte e con in mano le redini della vicenda. Le sue confessioni finali a Lex riguardo ai cittadini che esigono dallo Stato un alto livello di sicurezza per potersi difendere in caso di guerra mi ha fatto riflettere non poco. E’ in quelle frasi che dovrete leggere la vera essenza del personaggio.

Il Dottor Victor Cannerts è interpretato da George Young ed è un medico competente e perseverante, alla costante ed estenuante ricerca di una cura per il virus mortale non appena si presenta il problema. All’interno dell’area isolata è l’unico che coordini le ricerche e che curi personalmente i pazienti infetti.

Hanna Mangan-Lawrence recita la parte di Teresa, la diciassettenne incinta, che si ritroverà ben presto a maturare da sola e insieme a Xander, adottando la consapevolezza di poter essere una buona madre nonostante tutto e dimostrando il suo coraggio in più occasioni.

Infine Trevor St. John è Leo, fotoreporter d’assalto che cerca di corrompere Lex promettendogli di pubblicare un filmato che lo vede come “salvatore” di un giovane che cercava di oltrepassare le barriere della città. Un uomo senza scrupoli che farebbe di tutto per pubblicare uno scoop, anche mettere a repentaglio la salute dei suoi collaboratori. Leo durante lo svolgimento della trama cambia, riflette sulle sue scelte e si allea con chi condivide i suoi ideali.

Per il bene superiore

Tutta la storia è attraversata da un fil rouge, che s’identifica con la salvaguardia del bene superiore. Già dalle primissime scene Lex ha a che fare con il dissidio interiore dell’agire secondo volontà o per un bene più alto, ovvero collettivo. I poliziotti, i medici e tutte le autorità si adoperano per garantire la sicurezza dei cittadini; ma davvero è così? Quali interessi politici ed economici, quali accordi segreti tra Stati vengono taciuti, lontano dai telegiornali e dai siti Internet? La serie di domande che questa miniserie scatena sono infinite: vale davvero la pena sacrificare se stessi in nome di un bene superiore? Esiste davvero un bene superiore o l’individualismo è l’unico modo per salvarsi? Cosa è veramente illegale, anche se può aiutare qualcuno? Il giornalismo d’assalto è necessario per i cittadini affinchè sappiano sempre la verità nascosta dal Governo o creano solo falsi allarmismi?

Sono quindi indagati l’ambito giornalistico con i suoi doveri e diritti, connessi a quelli dei cittadini, il ruolo scientifico e medico in una situazione di crisi (si veda la storia contraddittoria del Dottor Cannerts), il ruolo politico che deve contrastare un’emergenza (vedi la Lommers e il capo di Lex), il valore affettivo che viene sottoposto (o prevale?) a quello morale. Insomma, gli spunti riflessivi non mancano.

Considerazioni generali

Una delle serie tv più ben costruite, complete ed interessanti che abbia visto negli ultimi tempi. Si tratta di una sola stagione autoconclusiva di 13 episodi, che non da spazio a puntate inutili o prive di un alto tasso emotivo. Ogni scena serve per conoscere meglio i protagonisti, per far avanzare la trama e per far addentrare ulteriormente lo spettatore nell’inferno virale nel quale vivono gli abitanti della Georgia. Non si arriva al livello apocalittico tipico degli zombie, ma di certo il microcosmo nel quale si svolge l’azione è abbastanza esteso da catturare emotivamente sin da subito. La violenza mostrata non è mai gratuita o fine a se stessa, ma ha un intento quasi documentaristico, come se ciò che vediamo stia realmente accadendo e debba essere restituito visivamente nella sua realtà dura e cruda, priva di abbellimenti o eccessivi imbruttimenti (vedi le serie sugli zombie che puntano anche all’effetto “putridamente spettacolare” dei morti viventi). Infine l’apertura e la chiusura del pilot meritano almeno la visione di tutta la prima puntata, per come questa è sapientemente costruita.

Attori molto bravi che dipingono personaggi sfaccettati e completi, ritmo incalzante e sostenuto, musiche presenti solo nei punti chiave e perfettamente idonee al contesto. Che dire? Serie promossa e consigliatissima.

 

 

A presto,

Bea

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