“Downsizing” di Alexander Payne, 2017

Eccoci alla prima recensione dedicata ad uno dei film presentati al Festival del Cinema di Venezia ’74. Ho avuto la possibilità di vederlo in anteprima in qualità di accreditata e questo è ciò che penso 😊.

 

 

 

Trama

Paul e Audrey Safranek si trovano sempre più in difficoltà economica, anche a causa della crisi che ha colpito l’America e tutto il mondo. Il loro futuro si prospetta piuttosto grigio, fino a quando non incontrano alcuni amici di un tempo ad una cena; amici che sono stati rimpiccioliti la metà della metà di quanto fossero precedentemente. Questi raccontano la loro nuova vita ‘small’, molto più benestante e serena. Vivono in una cittadina creata su misura, abitata da tutti gli americani che hanno deciso di subire lo stesso intervento; non conoscono criminalità o crisi alcuna e inoltre il loro impatto sull’ecosistema è notevolmente ridotto, dato che i rifiuti che consumano sono pochissimi rispetto a quelli di un umano di taglia normale. I Safranek scoprono quindi che nel mondo si è giunti ad una importantissima scoperta scientifica, in grado di rimpicciolire l’essere umano, sia per ridurre i consumi in un mondo che si sta distruggendo poco a poco, sia per poter affrontare con più tranquillità e ricchezza il futuro. I coniugi decidono di sottoporsi all’intervento irreversibile, ma qualcosa va storto.

Il cast

Il talentuoso Matt Damon è Paul Safranek, un gran lavoratore e uomo per bene, con la preoccupazione di non riuscire più ad assicurare a lui e alla moglie uno stile di vita dignitoso, a causa della mancanza di denaro da parte e della crescente crisi economica. Damon è perfetto nel ruolo di un uomo coraggioso che decide di sottoporsi al rimpicciolimento per il bene della famiglia, forte nel ricominciare un’esistenza totalmente nuova da zero e senza il supporto di nessuno, profondamente legato al senso del dovere, sia in abito personale che in quello civile.

Kristen Wiig interpreta la moglie di Paul, Audrey, la quale si approccia con vivace entusiasmo al progetto di ridimensionare la sua vita di coppia e di iniziare una nuova avventura, alla ricerca della felicità. Una donna però che in fondo è insicura nelle sue scelte e che antepone i cambiamenti d’umore all’amore che la lega al marito. La Wiig non ha un ruolo che le permette di essere presente all’interno di tutta la pellicola, tuttavia l’ho apprezzata.

Christoph Waltz è uno degli attori che negli ultimi tempi sto scoprendo e amando in ogni singola interpretazione; non delude nemmeno in questo caso, nel ruolo dell’eccentrico russo Dussian nonché vicino di casa di Safranek nel piccolo microcosmo di Leisureville. I suoi siparietti con Paul e Gong meriterebbero anche da soli la vista di tutto il film. Un uomo sregolato, esilarante, folle e donnaiolo che conquista sin da subito lo spettatore.

Hong Chau è invece Gong Jiang, la prima donna ad essere stata rimpicciolita per motivi politici, poiche si è trattato di una punizione di guerra. Si è ritrovata dunque a vivere improvvisamente una quotidianità che non desiderava e che l’ha portata a perdere la sorella, morta a causa di alcune complicazioni durante la trasformazione. Dal suo stato di prigionia non è uscita indenne, dato che le è stata amputata una gamba. Un personaggio ricco di sfaccettature, comico per certi versi, ma anche profondo, coraggioso e con una grande fede. Gong è una donna che vi farà tenerezza e che ammirerete per le scelte che compie.

Alcuni personaggi secondari impersonati da attori di tutto rispetto sono l’amico di sempre di Paul ovvero Jason Sudeikis, gli organizzatori delle visite guidate nel microcosmo interpretati da Laura Dern e Neil Patrick Harris.

136569245_15041422348681n

Benvenuti nella Grande America!

Quella che il regista ci vuole presentare è un’America in crisi economica e in pericolo per la salute di tutto il Pianeta, quindi una situazione attualissima; tuttavia la storia è ambientata in un futuro più o meno lontano, dato che le ricerche scientifiche non ci hanno ancora portato a scoprire un metodo per rimpicciolire le persone. Questa scoperta è vantaggiosa, a detta di chi appoggia l’intera operazione, per due motivi principali: l’uno è assicurarsi una vita più agiata e esente dalla costante ansia di non riuscire a guadagnare a sufficienza, dal momento che essere grandi 13 cm porta a spendere meno per il sostentamento personale, ma anche a consumare meno e a produrre pochi rifiuti, dannosi per il pianeta. E qui ci ricolleghiamo al secondo vantaggio, ovvero cercare di salvaguardare un Pianeta che ormai sembra alla deriva, il rischio della fine del mondo da un momento all’altro. Consumare meno implica la certezza di danneggiare in minor misura l’ecosistema, seppure viene visto dallo spettatore come sforzo tardivo e forse nemmeno troppo utile. Il riscaldamento globale, i disastri naturali e i danni alla flora e fauna mondiale sono pressoché irrecuperabili, ma si tenta comunque un salvataggio ‘in extremis’.

Un America che vuole dimostrare di essere sempre un passo avanti rispetto al resto del mondo, una grande nazione apparentemente solida, acculturata, perfetta. Ma come ben sappiamo le apparenze ingannano e questa operazione scientifica di ‘downsizing’ non porta con sé solo vantaggi.

Umanità: la salvo o la lascio?

Una domanda fondamentale che rimbalza continuamente all’interno di tutta la pellicola. L’ecosistema si può salvare, ora che l’uomo lo ha sfruttato, dominato, distrutto? Può l’essere umano meritare ancora una possibilità? Ora che la posta in gioco è la vita, improvvisamente la natura diventa il primo problema da risolvere. Un’ipocrisia dilagante che ancora una volta mira al guadagno di pochi a discapito di molti, nonostante fosse partita come un’idea pura e etica: lo scienziato norvegese che ha inventato la formula di rimpicciolimento infatti teneva davvero alla salvaguardia del pianeta e al benessere dei suoi simili, tuttavia questa scoperta si è trasformata presto in arma negativa. E’ stata utilizzata per neutralizzare e rendere innocui i prigionieri di guerra e può certamente essere recuperata in futuro come punizione per popolazioni ostili alla propria. E qui si perde lo spirito con il quale lo scienziato aveva proposto la sua prospettiva di vita migliore e pacifica. L’uomo che quindi non può cambiare e imparare dai propri errori, nemmeno se posto di fronte a un disastro ambientale imminente. C’è però chi fa del bene e aiuta le persone in difficoltà, come Gong, zoppa e povera, ma sempre pronta a dare una parola di conforto e un piatto caldo ai vicini di casa e agli amici. Dunque la domanda del titolo viene posta allo spettatore; il regista ci presenta i pro e i contro e ci chiede di presiedere al tribunale della nostra stessa causa, che ci vede come imputati e difensori.

Un amore senza cliché

L’amore che lega Paul e Audrey è il primo che conosciamo all’interno della storia; una coppia che in seguito a difficoltà decide coraggiosamente di cambiare completamente la sua vita, senza possibilità di ripensamenti.

Ma il vero e proprio amore sul quale si concentra Payne è quello che ha per protagonista Gong e un uomo che inizialmente sembrano non avere nulla in comune; anzi litigano in continuazione e differiscono per stili di vita, classe sociale, etnia, idee. Un legame che si costruisce pian piano ma proprio per questo in modo solido e vero. L’ex ragazza adorata e famosissima in gioventù da tutto il mondo, Gong, che salvandosi in seguito al rimpicciolimento obbligato è rimasta senza un arto, è diventata povera ma ricca d’amore e coraggio, per sé e per i bisognosi che la circondano. L’uomo che si scopre sorpreso di amarla rivoluziona la sua esistenza molto velocemente, ma si fa travolgere dalla positività e dall’impegno sociale della donna. La loro è una relazione tenera, divertente, non convenzionale e per questo senza cliché. Entrambi i personaggi vengono sottoposti a dure prove dalla vita, si sentono perduti ma poi risalgono dal fondo di disperazione nel quale erano piombati e ricominciano a respirare.

Considerazioni generali

Questo è stato il primo film che ho avuto il piacere di vedere a Venezia ed era anche quello di apertura di tutta l’edizione cinematografica. La storia mi è piaciuta tantissimo, originale e profonda, esilarante e seria al tempo stesso. Payne è riuscito nell’intento di far riflettere lo spettatore su temi scottanti quali la natura che si ribella sotto il peso non gradito dell’uomo, la ciclicità della vita e l’incapacità di imparare dai propri errori, la forza dell’amore che rende coraggiosi. Un cast apprezzatissimo e uno scroscio di applausi in sala ai titoli di coda.

 Trailer

 

 

 

A presto,

Bea

Annunci

Un pensiero su “Venezia 74: “Downsizing”

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...